Occhetto comprese prima di altri che il mondo su cui si era edificata l’identità del Partito Comunista Italiano stava finendo.
Con la svolta della Bolognina, che portò alla nascita del Partito Democratico della Sinistra, non cercò un maquillage politico, ma tentò una rifondazione culturale nel segno del socialismo europeo: provò a traghettare la sinistra italiana dentro la modernità, sottraendola alla nostalgia e all’irrilevanza.
La storia gli consegnò il ruolo ingrato di chi smonta una casa senza poter abitare quella nuova. La sconfitta del 1994 contro Silvio Berlusconi fissò nell’immaginario l’idea di un leader fragile, quando in realtà era stato un dirigente consapevole della profondità della frattura storica che attraversava il Paese. Venne trattato come un arnese della Prima Repubblica quando fu tra i primi ad anticiparne la fine.
A sinistra, nell'immaginario collettivo, Enrico Berlinguer resta il simbolo etico di una sinistra che resisteva; Occhetto, sottovalutato e offeso, è stato l’interprete di una sinistra che cambiava. E il cambiamento, spesso, non genera consenso ma solitudine.
Oggi compie 90 anni. Qui lo si ricorda sempre con affetto.

Nessun commento:
Posta un commento
Puoi commentate senza volgarità