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martedì 9 dicembre 2025

HIKIKOMORI A MESSINA . LA SOLITUDINE CHE DIVENTA RIFUGIO QUANDO IL MONDO FA PAURA

 MONDI FRAGILI


di Anna Lombardo


 Una generazione che si ritira, una città che prova a guardarla in faccia.



A Messina, il ritiro sociale giovanile non è più un fenomeno lontano. Giovani tra 15 e 30 anni scompaiono… non per un viaggio mistico, ma nella loro stanza, con la porta chiusa al mondo. Questo è l’hikikomori: fuga silenziosa da una società che chiede troppo, troppo presto. Non pigrizia, ma ansia sociale, pressioni scolastiche e famiglie tra rigore e iperprotezione, con il conforto della tecnologia. Il Palacultura Antonello ha ospitato un convegno promosso dall’Associazione Hikikomori Italia e dall’Istituto “Salvo D’Acquisto”, con l’ASP e la medicina territoriale al centro dell’iniziativa. 


Non basta aspettare chiamate: occorrono osservatori sul territorio — scuole, associazioni, servizi sociali — che segnalino i ragazzi invisibili ai radar. E una volta individuati? Serve azione concreta: supporto psicologico, percorsi graduali di reinserimento e accompagnamento delle famiglie. Tutto questo richiede risorse. La politica deve fare scelte: ridurre bonus inutili e destinare fondi veri al sostegno dei giovani. Inoltre, tasse di scopo sulle industrie le cui sostanze sono scientificamente accertate come dannose — alcol, sigarette, zuccheri raffinati — potrebbero finanziare programmi di supporto e prevenzione per gli hikikomori, trasformando profitti rischiosi in tutela concreta della salute mentale e sociale.

Solo così Messina può provare a restituire a questi ragazzi il contatto con la vita, con le relazioni e con il mondo che li circonda.

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