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martedì 24 marzo 2026

Il CURRICULUM DELLA VITA

 


Viviamo  in un’epoca che celebra l’individualismo come se fosse una conquista assoluta. 

“Ce l’ho fatta da solo” è la frase più applaudita e meno vera. 

Dietro ogni successo c’è almeno una mano invisibile, un genitore che ha rinunciato a qualcosa, un amico che ha ascoltato, supportato , un insegnante che ha insistito quando noi avevamo già mollato. 

Ma queste figure scompaiono rapidamente, perché la riconoscenza non fa curriculum.


La riconoscenza è una valuta strana , perché tutti la pretendono, pochi la spendono davvero. 

È leggera quando la riceviamo, pesantissima quando dobbiamo riconoscerla e ricordarla. 

E così, nella vita quotidiana, la riconoscenza diventa un gesto intermittente, quasi imbarazzante, mentre la dimenticanza si installa con la naturalezza di un’abitudine.


La mente funziona così perché protegge l’ego, costruisce una narrativa in cui siamo protagonisti autonomi, quasi auto generati. Ammettere quanto dobbiamo agli altri significa incrinare quella storia. 

E allora dimentichiamo. 

Non per cattiveria, ma per sopravvivenza identitaria.

In realtà siamo  il risultato di una rete di gesti, attenzioni, sacrifici altrui che raramente finiscono nei nostri racconti ufficiali.


Ogni volta che cancelliamo i ricordi, impoveriamo il tessuto invisibile che tiene insieme la convivenza. 

Senza memoria del bene, anche il bene smette di circolare.


Forse l’etica, prima ancora di essere un insieme di regole, è un esercizio di memoria. Ricordare chi ci ha preceduto, chi ci ha sostenuto, chi ci ha reso , nel bene e nel male, ciò che siamo. 

E scegliere, consapevolmente, di non spezzare quella catena.


In un tempo che idolatra l’autosufficienza, la riconoscenza diventa un atto quasi sovversivo, perché incrina il mito dell’individuo isolato e restituisce dignità al legame.

Alla  fine la domanda non è se dobbiamo qualcosa agli altri, ma se siamo ancora capaci di riconoscerlo. 

E in quella capacità fragile, imperfetta, ostinata, si gioca tutto ciò che resta della nostra umanità.




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