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sabato 14 marzo 2026

LUI È TORNATO - E NOI APPLAUDIAMO

 



a cura di E. L. M. Irali

Quando uscì, nel 2011, il romanzo sembrava una satira feroce e improbabile. Quindici anni dopo, rileggerlo è come scoprire che qualcuno aveva già scritto il telegiornale.


Vi è un esperimento mentale che la civiltà occidentale ha sempre preferito non condurre fino in fondo, per pudore o per paura: cosa accadrebbe se Adolf Hitler tornasse? Timur Vermes ha avuto l'impudenza — e il coraggio  di rispondere. E la risposta, consegnata nelle pagine di questo romanzo tradotto in diciassette lingue e trasportato sullo schermo da David Wnendt, 
è insieme comica e agghiacciante, leggera come una commedia di costume e pesante come una pietra tombale. Hitler non torna in una birreria di Monaco, non raduna squadracce nei vicoli, non incendia palazzi del governo. Torna davanti a una telecamera. Torna su YouTube. Torna nei talk show dove si ride, si applaude, si condivide il video — e si dimentica, nel frattempo, di chiedersi se si stia ridendo con lui o di lui. La distinzione, si scopre, è tremendamente facile da perdere. Il Führer del Terzo millennio non ha bisogno di eserciti: gli basta un account verificato e un algoritmo compiacente. La macchina mediatica, vorace e indifferente come sempre lo è stata la folla, non distingue tra il buffone e il carnefice — anzi, sospetta segretamente che siano la stessa persona, e trova la cosa divertentissima.

Ciò che Vermes ha scritto come satira, la storia ha provveduto a trasformare in cronaca. 
Guardiamo il mondo , dalla Germania che riscopre partiti dai nomi nuovi e dalle idee vecchissime, alla Gran Bretagna che ha scelto il risentimento come progetto politico, fino agli Stati Uniti dove un uomo dai capelli color ambra ha convinto milioni di persone che la grandezza si recupera indicando un nemico  e ci accorgiamo che Lui non è mai davvero andato via. 
Si è semplicemente cambiato d'abito, ha imparato a twittare, ha capito che i comizi si fanno in diretta streaming e che le folle, oggi come allora, cercano qualcuno che trasformi la loro paura in rabbia e la loro rabbia in voto.
 Il romanzo di Vermes è dunque molto più di una distopia o di un divertissement intellettuale: è uno specchio che la letteratura tende alla realtà, e nel quale sarebbe necessario , urgente , guardarsi con onestà.
 La domanda finale, quella che rimane sospesa nell'aria dopo l'ultima pagina come fumo dopo un incendio, non è se lui tornerà. È se noi, ancora una volta, gli apriremo la porta e gli offriremo un microfono.

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