a cura di Roberto Barbera*
Tra traffico bloccato e orari irreali, gli autisti pagano ritardi che non causano.
Gli autobus restano inchiodati nel traffico di via Catania, le tabelle di marcia saltano come promesse elettorali e i servizi si sfilacciano sotto gli occhi dei cittadini. Fin qui nulla di nuovo, se non fosse che, nel copione, l’unico chiamato a rispondere è proprio l’autista. A lui si chiede puntualità svizzera in una città che offre, generosamente, condizioni da labirinto cretese. Il problema è semplice e insieme grottesco: le tabelle di marcia spesso non tengono conto del traffico reale, dei cantieri permanenti e delle deviazioni improvvise. Così l’autista parte già in ritardo “tecnico”, accumula minuti come un collezionista e si ritrova a inseguire un orario che esiste solo sulla carta.
Nel frattempo deve garantire sicurezza, assistenza ai passeggeri e rispetto delle fermate, mentre fuori regna il caos. Il paradosso finale è degno della migliore satira: oltre a guidare in condizioni critiche, l’autista deve anche superare verifiche di servizio basate su parametri spesso scollegati dalla realtà. È un po’ come chiedere a un marinaio di rispettare l’orario d’arrivo ignorando il mare in tempesta. Ma qui il mare è di asfalto, e la tempesta è quotidiana.
*Transport Planner. Analista di traffici stradali e di sistemi di trasporto pubblico

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