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lunedì 23 marzo 2026

NORDIO ERGO SUM



 Un segnale chiaro per Meloni: licenziare Nordio, Delmastro e Santanchè. Forza Italia licenzi Tajani. Salvini a casa. E il Parlamento, finalmente, al lavoro.

C'è qualcosa di commovente, nella politica italiana, nella capacità di trasformare ogni catastrofe in "grande occasione". È un'arte antica, probabilmente preromana. I Galli bruciano Roma? Ottima chance per rifare l'urbanistica. Il referendum affossa la riforma costituzionale? Magnifico trampolino per il rilancio. Carlo Nordio resiste al suo posto con la dignitosa inamovibilità di un mobile di famiglia: ingombrante, fuori moda, impossibile da buttare perché qualcuno giura che valga qualcosa. Eppure si è dimesso persino il presidente dell'ANM — figura che, notoriamente, non risponde a nessun elettore — mentre il ministro che ha partorito la riforma bocciata resta lì, solenne come un'epigrafe su una tomba ancora calda. Delmastro, si dice, se ne andrà da solo. Per "altri e tristemente noti motivi": perifrasi elegante per non dover spiegare ai lettori stranieri certi episodi che, tradotti in qualsiasi altra lingua europea, suonerebbero come satira. Santanché resiste. Le inchieste si accumulano con la pazienza di chi sa che in Italia la prescrizione è una forma di ottimismo.

Tajani è diventato, si scrive con gentilezza giornalistica, "una macchietta". Parola che in italiano ha il doppio pregio di essere diminutivo e definitivo. Il partito che fu di Berlusconi ha perso puntando tutto sulla giustizia: morale inevitabile per chi costruisce castelli su sabbie mobili e poi si stupisce di bagnarsi i piedi. Salvini, infine. La morte di Bossi accelera la crisi della Lega come il crepuscolo accelera la notte: non la causa, la rivela. Giorgetti, Zaia, Fedriga attendono in fila, con la compostezza di chi sa aspettare e la pazienza di chi ha imparato che in politica i posti si ereditano più spesso che si conquistano. Meloni deve scegliere: fare pulizia o fare finta. Il Paese osserva, con quella stanca ironia che è l'unica forma di partecipazione civica che la storia ci ha insegnato a non abbandonare del tutto.
Errare è umano. Perseverare è diabolico.
In Italia, aggiungiamo, perseverare è anche — statisticamente — la norma.

1 commento:

  1. Una cocente sconfitta, dovrebbero andare tutti a casa. La meloni ha le sue responsabilità, ha scelto questi soggetti per cui via!

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