New Orleans in corpo e anima: l'ultimo grande signore del R&B
Laten John Adams Jr. nacque a New Orleans il 5 gennaio 1932, primo di dieci figli, in una città che produceva musicisti come il Mississippi produce alluvioni: abbondantemente, inevitabilmente e con effetti duraturi. Lasciò la scuola a quindici anni, come si conveniva a chi aveva cose più urgenti da fare — cantare, per esempio. Cominciò col Gospel, naturalmente, con i Soul Revivers e i Consolators di Bessie Griffin, perché a New Orleans ogni grande voce profana passa prima dal Signore, che funge da agente artistico involontario. Fu la sua vicina di casa Dorothy LaBostrie — la stessa signora che aveva ripulito Tutti Frutti per Little Richard — a scoprirlo mentre cantava in appartamento e a convincerlo che il mondo secolare aveva bisogno di lui. Aveva ragione. New Orleans gli cucì addosso un soprannome solo, ma perfetto: The Tan Nightingale, l'usignolo nero. Una voce sola; nessun altro appellativo necessario.
Johnny Adams Sings Doc Pomus: The Real Me (Rounder Records, 1991) è un incontro tra due mondi che avrebbero dovuto trovarsi prima. Doc Pomus — Jerome Felder per l'anagrafe, newyorkese, poeta del dolore quotidiano — aveva scritto per Drifters, Elvis, Ray Charles, con la precisione chirurgica di chi sa che le parole devono reggere il peso di qualunque voce. Adams le abita con la naturalezza di chi è tornato a casa. Al pianoforte c'è Dr. John, Mac Rebennack, che di Adams fu produttore fin dai primissimi passi e che qui siede agli ottantotto tasti come un vecchio complice. La chitarra è di Duke Robillard. Il risultato è New Orleans pura: lussuosa, malinconica, irresistibile.
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