Sicilia, terra di mare, sole e fondi europei regolarmente gettati nel bidone dell’indifferenziato.
Il PNRR doveva essere il nostro Piano Marshall, l’occasione del secolo. Si sta rivelando, invece, l’ennesimo sonno burocratico a cinque stelle , costosissimo, rumoroso nei convegni, silenziosissimo nei cantieri.
Guardiamo i numeri, perché la matematica non ha il senso dell’umorismo.
Secondo l’osservatorio OpenPNRR di Openpolis e le costanti strigliate della Corte dei Conti, la nostra Isola è beneficiaria teorica di circa 17 miliardi di euro. Impegnati? Moltissimi ,sulla carta siamo campioni mondiali del file Excel.
Spesi e rendicontati? Qui scatta la risata amara: viaggiamo su percentuali da prefisso telefonico, ampiamente sotto il 10% effettivo sulle casse regionali. Persi o destinati a perdersi? Tanti. Tra target mancati, bandi andati deserti, Comuni senza tecnici e progetti scritti così male da far rabbrividire Bruxelles, stiamo restituendo i soldi al mittente con una puntualità svizzera che non riusciamo ad applicare ad altro. I fondi perduti restano, paradossalmente, l’unica “opera pubblica” regionale di sicuro completamento.
Ma perché correre, d’altronde? I giovani fuggono a ritmo di esodo biblico , l’ISTAT certifica un’emorragia demografica inarrestabile ,lasciando un’isola che invecchia in corsie d’ospedale allo sfascio, con la Fondazione GIMBE che ci colloca stabilmente agli ultimi posti nazionali per i Livelli Essenziali di Assistenza. Aggiungiamoci un’immigrazione gestita come perenne emergenza, tassi di occupazione da prefisso telefonico anch’essi, e prospettive future non pervenute.
Di fronte a questa apocalisse socio-economica, cosa ha prodotto la nostra improbabile e silenziosa classe politica, sepolta sotto una burocrazia così asfissiante che per vidimare un foglio serve una delibera intergalattica? Semplice: si è aumentata l’indennità di carica, agganciandola all’inflazione e votandosela in piena autonomia. La barca affonda, ma al ponte di comando l’orchestra suona a tutto volume.
A pagare il conto, come sempre, è la solita minoranza tartassata: secondo il MEF, meno del 50% dei siciliani versa regolarmente le imposte. Sono loro a finanziare l’intero baraccone, mentre i bilanci comunali cadono come birilli tra dissesti e pre-dissesti cronici, puntuali come le sentenze dei magistrati contabili. Quanto alla trasparenza amministrativa, rimane una leggenda metropolitana: i dati aperti sui siti istituzionali sono più rari dei panda.
Avevamo l’occasione d’oro per rifare il look alla Sicilia. Stiamo riuscendo nell’impresa titanica di chiudere l’ombrello mentre piove ricchezza, dimostrando all’Europa intera che l’unica cosa che in questa terra funziona sempre a orologeria è il bonifico a fine mese sul conto dei soliti noti.
INIZIATIVA DEMOCRATICA E POPOLARE
Fonti: OpenPNRR/Openpolis · Corte dei Conti · ISTAT · Fondazione GIMBE · MEF-Dipartimento delle Finanze