a cura di E. L. M. Irali
Saramago ci avverte: chi non vota non si astiene dal potere, lo regala.
José Saramago appartiene a quella stirpe di scrittori che il destino riserva alle nazioni piccole e tormentate: nato nel 1922 ad Azinhaga da una famiglia di contadini, divenne uno dei massimi narratori del Novecento e nel 1998 ricevette il Nobel. Cresciuto sotto l'ombra lunga di Salazar, ne portò i segni per tutta la vita — il sospetto verso il potere, la diffidenza verso le istituzioni, un anarchismo dolce ma tenace. Il suo stile è inconfondibile: periodi lunghissimi, dialoghi senza virgolette, come se la voce del narratore e quella dei personaggi si mescolassero in un unico fiume carsico. Scrisse Cecità nel 1995; nel 2004, già ottantaduenne e stabilitosi a Lanzarote in orgoglioso esilio, ne scrisse il seguito ideale.
Il romanzo è semplice nell'impianto, devastante nelle implicazioni. In una capitale senza nome, in un paese senza nome, il giorno delle elezioni l'ottantatré per cento dei cittadini deposita nell'urna una scheda bianca. Non per ignoranza: per scelta deliberata, silenziosa, compatta. Il governo reagisce con la sola grammatica che conosce — lo stato d'emergenza, la caccia al capro espiatorio, il ricorso sistematico alla menzogna di stato. La popolazione, abbandonata a sé stessa, non si dissolve nel caos: continua a lavorare, a spartire il pane, a vivere con una dignità che sbugiarda ogni giustificazione del potere. La scheda bianca non è nichilismo, argomenta Saramago: è lucidità. È il rifiuto di fingere che il re sia vestito quando la nudità è plateale.
Tutto molto bello, naturalmente. Peccato che nella vita vera l'astensionismo non abbia mai assomigliato a una protesta filosofica: assomiglia, più prosaicamente, a un pisolino nel giorno sbagliato. Chi resta a casa lascia il campo a chi invece si presenta, puntuale e convinto, con le proprie certezze ben lucide. Le democrazie non crollano: si svuotano, piano piano, con la complicità silenziosa di chi trovava altre cose da fare. Saramago scrisse un libro magnifico; resta il sospetto che i suoi lettori più distratti ne abbiano frainteso la morale.

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