Bérenger contro tutti. Ma con classe.
C'è un personaggio nel teatro di Eugène Ionesco che resiste. Mentre attorno a lui tutti cedono, si imbestialiscono, diventano rinoceronti — lui resta uomo, testardo, goffo, magnificamente solo. Si chiama Bérenger, e la sua grandezza non sta nell'eloquenza né nel programma: sta nel rifiuto viscerale, quasi biologico, di conformarsi. Lillo Valvieri, parrucchiere di via Garibaldi e candidato sindaco con lista omonima, è il Bérenger di questa campagna elettorale — con in più un piano urbanistico degno di un emirato del Golfo. Grattacieli sulla Falce, eliporti, parcheggi multipiano, una zona turistica spinta fino a Gazzi: poco importa che quelle aree non siano di competenza comunale, perché «i sindaci possono sedersi ai tavoli giusti». La vaghezza geografica degli obiettivi non scalfisce la fermezza delle intenzioni. E quando gli chiedono di chi si ispiri, la risposta è un sigillo e un epitaffio insieme: «Non mi ispiro a nessuno, neanche a Gandhi. Io sono Lillo Valvieri».
Attorno a lui, il palcoscenico è affollato di figure letterarie che non sanno di esserlo. Federico Basile è il Gervais di Maupassant — il funzionario capace ed educato che ha sublimato la ruvidezza del maestro in forma socialmente presentabile. La tecnica senza il fuoco originario, il laboratorio senza la fiamma. Marcello Scurria è Julien Sorel de Il rosso e il nero — ma senza il romanticismo giovanile. Stendhal sapeva che l'ideologia è spesso un vestito che si cambia secondo la stagione del potere: Julien sceglie il rosso o il nero a seconda di dove sta il sole, e Scurria conosce bene i punti cardinali. Antonella Russo è Donna Elvira del Don Giovanni di Mozart e Da Ponte — la nobildonna che avanza con un solo voto di scarto alle spalle, sapendo benissimo che metà del coro preferisce stare a guardare. Fedele a una causa che altri tradiscono allegramente, canta la sua aria con la dignità di chi sa la verità e la proclama lo stesso.
Bérenger, alla fine del dramma ioneschiano, rimane solo sul palco e grida che non si arrenderà. Valvieri congeda il pubblico televisivo con la stessa incrollabile certezza, mentre nel suo salone di via Garibaldi le firme si raccolgono e i clienti — annota soddisfatto — sono persino aumentati da quando si è candidato. I rinoceronti hanno i loro palazzi, le loro coalizioni, i loro tavoli giusti. Lui ha le forbici, il popolo e nessun bisogno di pubblicità. Ionesco aveva capito una cosa che i potenti dimenticano sempre: alla fine, l'ultimo uomo in piedi è sempre quello che sembrava il più improbabile.

Nessun commento:
Posta un commento
Puoi commentate senza volgarità