a cura di Roberto Barbera*
Investimenti pubblici, disciplina urbana e sostenibilità economica: il trasporto non è un costo, ma una misura di civiltà.
La trasformazione di ATM Messina non è stata un prodigio, ma un’operazione contabile riuscita: € 55.619.632 dal PNRR (Missione 2, Componente 2, DM 134/2022) per 78 autobus elettrici e infrastrutture; circa € 79 milioni complessivi per l’ammodernamento della flotta; € 4,5 milioni dal PN Metro Plus 2021-2027 per l’efficientamento energetico della sede; una programmazione fino al 2034 che sfiora € 159,4 milioni. La flotta è cresciuta oltre i duecento mezzi urbani, con una quota elettrica significativa e un’età media drasticamente ridotta. Non è retorica: sono cifre impegnative che chiedono risultati altrettanto concreti.
Una dotazione simile impone organizzazione. I mezzi devono circolare con regolarità, il personale deve essere adeguato ai turni e agli obiettivi di servizio, la manutenzione non può diventare variabile secondaria. L’utile che l’azienda legittimamente deve perseguire è condizione di autonomia e serietà: stare nel mercato con le proprie gambe significa non gravare sulla collettività, ma contribuire al suo equilibrio. Il riferimento a modelli industriali solidi suggerisce che rigore gestionale e missione pubblica non sono termini in conflitto, ma alleati naturali.
Questo nuovo modello di business richiede anche un nuovo modello di relazioni sindacali. Compito dell’azienda è elevare il confronto dal piccolo cabotaggio quotidiano alla strategia complessiva: compartecipazione agli obiettivi, condivisione delle scelte industriali, responsabilità comune sui risultati. Non cogestione, che è parente prossima del clientelismo, ma sindacati all’altezza del ruolo, capaci di misurarsi con piani industriali e indicatori di performance. Il cambio di passo non può essere unilaterale: è un patto di maturità.
Infine la città. Se ATM deve esserne l’asse portante, il traffico deve riconoscerlo. Le aree pedonali del centro reclamano decoro e coerenza; la sosta selvaggia nei parcheggi e agli estremi degli incroci deve finire, perché mette a rischio pedoni, ciclisti e automobilisti. Le corsie preferenziali devono essere tali non solo sulla carta, e la vigilanza municipale deve garantire presenza costante. Meno auto inutili significano meno incidenti e meno costi sanitari: ogni sinistro evitato è spesa pubblica risparmiata, produttività recuperata, salute preservata. È qui che l’utile aziendale si coniuga con quello sociale. Una mobilità ordinata produce ordine economico. E l’ordine, quando è frutto di buona amministrazione, non è austerità: è ricchezza condivisa.
*Transport Planner. Analista di traffici stradali e di sistemi di trasporto pubblico.

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