a cura di Anna Lombardo
Quando la compassione ha il codice postale.
C'è una legge non scritta della sensibilità collettiva, precisa come la fisica newtoniana: la nostra capacità di commuoverci per i bambini è inversamente proporzionale alla distanza geografica e direttamente proporzionale alla loro somiglianza con i nostri.
I tre figlioletti della famiglia del bosco , eremiti nostrani, italianissimi, fotografabili ,hanno mosso un paese intero a schierarsi, a indignarsi, a invocare magistrati o genitori secondo inclinazione politica. Persino i cuccioli dell'orsa abbattuta in Trentino hanno strappato lacrime degne di un romanzo vittoriano. Muovono tenerezza, i cuccioli: sono piccoli, sono vicini, sono nostri.
Poi però si spostano di qualche migliaio di chilometri, diventano «altri», e la compassione precipita da cento a zero con l'efficienza di un termostato rotto.
Nel frattempo … e "nel frattempo" è una delle espressioni più moralmente codarde della lingua umana , più di ventimila bambini giacciono sotto lenzuoli bianchi a Gaza, altri muoiono in Libano, in Sudan, nel Mediterraneo trasformato in fossa comune certificata dall'ONU. Tremila bambini ucraini feriti o uccisi, migliaia di sudanesi dispersi nel niente, e qualche giorno fa al largo di Lampedusa è annegato un bambino di due o tre anni: sua madre è sopravvissuta, che è il genere di dettaglio che Dio, se esiste, dovrà spiegare con estrema cura. Le organizzazioni umanitarie che raccoglievano i cocci di questa infanzia globalmente demolita si sono viste tagliare i fondi da Trump ,da settantadue miliardi a dodici , con la disinvoltura di chi sopprime un abbonamento a una rivista di giardinaggio. La Convenzione sui diritti dell'Infanzia prevede, come primo diritto, quello alla vita. È diventato lettera morta. E noi, impermeabili come sempre nel tempo di Erode, torniamo a occuparci del bosco.

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