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giovedì 5 marzo 2026

EUROPA, L'INIZIO DELLA FINE

 


Dalla frattura interna sull’Iran alla rinascita di assi militari come quello franco-britannico: l’Unione Europea si dissolve mentre tornano alleanze, sovranismi e vecchi equilibri di potenza.

C’è un momento, nelle vicende delle nazioni, in cui le istituzioni continuano formalmente a esistere ma hanno già cessato di vivere. 
È la fase che gli storici chiamano con pudore “transizione” e che i contemporanei faticano a riconoscere. L’Unione Europea sembra esservi entrata con discrezione quasi britannica.
 Il caso della Spagna di Pedro Sánchez, isolata per aver detto un semplice “no” alla guerra, è rivelatore: non tanto per la posizione di Madrid, quanto per il silenzio degli altri. 
Non esiste più una politica estera europea, ma una sommatoria di prudenziali calcoli nazionali. E quando un’unione smette di reagire come tale, significa che il processo di disgregazione è già iniziato.

La frattura non corre più tra Occidente e Oriente, come durante la Guerra fredda, ma dentro lo stesso Occidente. Una crepa infra-occidentale che ricorda, con inquietante puntualità storica, l’Europa di fine Ottocento: 
Stati sovrani, sospettosi gli uni degli altri, legati non da un progetto comune ma da alleanze militari difensive. 
Non contro un nemico lontano, bensì contro le forze centrifughe dello stesso quadrante geopolitico. 
Non a caso riaffiora l’asse franco-britannico fondato bsulla deterrenza nucleare, attorno al quale si stringono i Paesi del Nord e quelli affacciati sul confine russo. 
Un sistema di sicurezza che guarda sì al tradizionale avversario di Mosca, ma sempre più anche al nuovo interlocutore-rivale: l’alleato americano e i suoi sostenitori sovranisti nel continente.
Il passo successivo, se la storia conserva una sua ironica coerenza, sarà il ritorno alle monete nazionali e a cartelli economico-militari, come nei manuali di storia del primo Novecento. 

E quando la competizione economica si fa disperata, la politica — insegnano i secoli europei — finisce spesso per affidarsi ai cannoni. I fallimenti finanziari degli Stati, con l’Italia candidata naturale e la Francia non troppo lontana, potrebbero diventare il detonatore di un caos occidentale. Intanto, sul fianco destro del continente, Vladimir Putin osserva con pazienza russa dove potrà spingersi l’ombra della sua influenza, forse fin dove un tempo arrivò l’Armata Rossa. Più a Oriente, la Cina attende con millenario aplomb che il corpo europeo passi nel fiume della storia. Ai sovranisti europei che hanno fatto il lavoro per il sovranista più sovranista di tutti, 
Donald Trump — bisogna riconoscerlo — l’impresa è riuscita: l’Europa è stata disarticolata, prossima alla morienza. Chapeau. La storia, però, non applaude mai a lungo. 
E spesso presenta il conto.

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