di AG Rizzo *
In Sicilia c’è chi, da settimane, entra in farmacia con la stessa ricetta in mano e ne esce con la stessa risposta: «Non è disponibile». Non si tratta di un farmaco qualunque.
È il Depakin granulato, terapia indispensabile per molte persone che convivono con l’epilessia o con gravi patologie neurologiche.
Senza quel farmaco, la malattia può tornare a farsi sentire con crisi improvvise e potenzialmente pericolose.
Secondo l’Agenzia italiana del farmaco (Aifa), alcune formulazioni del medicinale a base di sodio valproato sono attualmente in carenza per problemi produttivi e per l’elevata domanda.
La disponibilità regolare potrebbe non tornare prima di giugno 2026, con periodi alterni di distribuzione limitata delle scorte.
Il Depakin granulato è utilizzato soprattutto nei bambini e nei pazienti con difficoltà di deglutizione, perché consente un rilascio prolungato del principio attivo durante la giornata.
Per molti di loro non esiste un equivalente diretto e cambiare terapia non è semplice né immediato.
Per le famiglie significa vivere con l’ansia quotidiana di non sapere se la cura sarà disponibile domani.
C’è chi chiama decine di farmacie, chi percorre centinaia di chilometri, chi prova a ottenere il farmaco dall’estero attraverso procedure straordinarie autorizzate dalle autorità sanitarie.
È qui che la vicenda smette di essere un problema logistico e diventa qualcosa di più profondo.
Quando un farmaco salvavita diventa introvabile, non è solo una difficoltà di approvvigionamento: è il segnale di un sistema sanitario pubblico sempre più fragile. Un Servizio sanitario nazionale che negli anni è stato depotenziato e definanziato fatica a garantire anche ciò che dovrebbe essere scontato: la continuità delle cure.
Dietro ogni scatola che manca non c’è un numero, ma una persona.
Un bambino, un adulto, una famiglia intera che aspetta davanti a un bancone di farmacia sperando di sentirsi dire, finalmente, una parola diversa: «È arrivato».
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