Cerca nel blog

mercoledì 25 marzo 2026

LA SANTA ABDICA

 


F. A.

 Il governo si libera del suo ingombro più costoso.

C'è un momento, nella vita politica italiana, in cui il potere smette di essere una questione di principi e diventa una trattativa sul prezzo dell'uscita. Quel momento ha un nome, stavolta: Daniela Santanchè. Per ventiquattr'ore la ministra del Turismo ha resistito con la cocciutaggine di chi sa di avere qualcosa da vendere, barricata nel suo ministero mentre il governo le crollava intorno con la grazia di un ponteggio mal montato. Poi, come sempre accade in Italia, è arrivata la lettera. Non le dimissioni di una sconfitta, ma il conto presentato da chi ha perso la partita senza tuttavia rinunciare all'ultima mossa: «Obbedisco», ha scritto alla premier, con quel tono da martire laica che in questo paese garantisce almeno una ricompensa e, nei casi fortunati, una ricandidatura.

Giorgia Meloni aveva deciso, con il pragmatismo di chi governa sapendo che i sentimenti sono un lusso della campagna elettorale. Il referendum sulla giustizia, naufragato, aveva aperto una crepa; Delmastro e Bartolozzi erano già caduti; restava la Santanchè, a processo per falso in bilancio e indagata per bancarotta, ostinatamente convinta che le proprie vicende giudiziarie non avessero nulla a che fare col voto. La premier l'ha smentita con una telefonata, poi con un comunicato — gesto inusuale e perciò brutale — e infine con il silenzio. A fare da pontiere è stato Ignazio La Russa, vecchio amico della «Pitonessa», ultimo ad avere ancora credito presso di lei in un partito che l'aveva già sepolta da mesi. È lui che l'ha convinta: non c'era più agibilità, il rapporto con Meloni si era rotto, inutile continuare.

Restano, a vicenda chiusa, le domande che in Italia non si fanno mai ad alta voce. Santanchè non è il tipo che cede senza ottenere nulla; le voci su una trattativa, su future ricandidature, su ruoli promessi in cambio del passo indietro, circolano nei corridoi con quella discrezione che in realtà è pubblicità travestita. La stilettata finale della lettera — «sono abituata a pagare i miei conti e spesso anche quelli degli altri» — suona meno come un congedo che come una cambiale lasciata sul tavolo. Meloni ha il suo repulisti. Santanchè ha il suo epilogo. E l'Italia ha un altro capitolo di quella commedia nazionale in cui nessuno perde davvero, purché si trovi il modo di fargliela pagare agli altri.


Nessun commento:

Posta un commento

Puoi commentate senza volgarità

NUOVO DECRETO SULLE OCCUPAZIONI ABUSIVE

 di G. IACONO •  La normativa introdotta dal Decreto Sicurezza 2025, ha creato una procedura accelerata per gli sgomberi. L'intervento i...