CORSIVO
Cronaca semiseria di un ministro che, per sfuggire al sospetto, si autoflagella con ricevuta fiscale mentre il mondo brucia.
Accade che, mentre il globo scricchiola sotto la più torva crisi geopolitica del secolo – quella che nei salotti
televisivi si pronuncia con voce grave e mento proteso – la Repubblica Italiana concentri le sue migliori energie in un rovello di alta filosofia istituzionale: il volo di Stato che ha ricondotto a Roma il ministro Guido Crosetto.
Il ministro si trovava a Dubai, Emirati Arabi Uniti. Se vi fosse giunto per ragioni di Stato con famiglia al seguito o per ragioni familiari con affari di stato annessi, resta questione degna di un seminario sul nulla amministrativo. Abbiamo provato a ricostruire la dinamica, ma dopo una quarantina di secondi di indagine la noia cia ha letteralmente sfinito. Sta di fatto che gli spazi aerei si sono chiusi come saracinesche in tempo di tumulti e da Dubai non è decollato più nulla.
Il ministro e i suoi congiunti inchiodati al suolo. Poiché incombeva – giova ribadirlo – la più grave crisi geopolitica del secolo, è parso opportuno riavere il titolare della Difesa al suo posto, cioè a Roma, dove le crisi si amministrano con maggior decoro.
Egli è dunque rientrato con un velivolo dell’Esercito. Da solo. Senza famiglia.
Non stava bene rimpatriare i parenti e lasciare indietro gli altri italiani.
Meglio, allora, lasciare indietro tutti: parenti e sconosciuti, in nome di un’eguaglianza repubblicana declinata nella forma più austera. Tutti uguali, tutti ugualmente bloccati.
Ma la cautela non conosce mezze misure. Per evitare polemiche populiste, il ministro ha adottato una cautela altrettanto populista, anzi triplicata. Si è pagato il volo. Non solo: ha comunicato di averlo pagato tre volte la tariffa ordinaria, come in una moderna indulgenza laica. Così il ministro della Difesa, nel pieno della più grave crisi geopolitica del secolo, vola su un aereo militare ma in assetto da contribuente penitente.
Carta di credito contro ala tricolore, ricevuta contro sospetto.
E se persino un ministro reputato serio, per sottrarsi all’accusa di privilegio, si consegna alla liturgia dell’autoflagellazione contabile, come i grillini con gli scontrini, allora la resa può dirsi proclamata.
Non tanto agli ayatollah, che almeno dispongono di una teologia coerente, quanto al tribunale permanente del sospetto, dove l’unica assoluzione possibile passa per il pagamento triplo e la pubblica confessione con allegata fattura.

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