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martedì 3 marzo 2026

IL NECROLOGIO NON FA RIVOLUZIONE



 Cadono i capi, restano i regimi.

Non si dovrebbe mai gioire della morte di un uomo, neppure quando quell’uomo si chiama Ali Khamenei e ha passato una vita a predicare martirio altrui con prudente distanza personale. Tuttavia i necrologi dedicati al vecchio ayatollah scorrono con la dolcezza di una vendetta postuma: il teocrate che per decenni ha trasformato l’Iran in una caserma mistica e il Medio Oriente in un laboratorio di destabilizzazione finisce finalmente nell’archivio dei tiranni. La sua condanna se l’era firmata da solo il 7 ottobre 2023, quando il pogrom di Hamas – salutato a Teheran come una riscossa islamica – ha invece prodotto l’effetto opposto: Israele ha reagito, gli equilibri regionali si sono ricompattati e il lungo domino delle milizie sciite ha cominciato a cadere.
Israele e Arabia Saudita hanno colto l’occasione e, con qualche telefonata ben piazzata, hanno convinto Donald Trump a entrare nella partita. 

L’operazione è riuscita: il vertice della Repubblica islamica è stato decapitato e il principale nemico regionale è stato colpito. Quanto ai missili che i Pasdaran continuano a sparare in giro per il quartiere, vengono archiviati come inconvenienti di percorso. Trump, dal canto suo, rivendica il successo con la consueta modestia imperiale: ha eliminato il capo di un regime che grida “morte all’America”. Peccato che, morto lui, la folla continui a gridarlo con identica convinzione.

Il punto è che Trump immagina la politica internazionale come un reality: si elimina il protagonista e si promuove il vice. È il modello Caracas — sostituire il dittatore con il suo vice più presentabile e chiamarlo cambiamento. Ma l’Iran non è il Venezuela, e gli ayatollah non sono burocrati tropicali pronti a cambiare casacca per sopravvivere. Qui il rischio non è la democrazia, bensì un regime dei Pasdaran ancora più feroce. Il necrologio di Khamenei può anche essere un balsamo per il mondo civile; scambiarlo per l’inizio della libertà iraniana, invece, è un lusso che solo un ingenuo — o Donald Trump — può permettersi.


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