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lunedì 23 marzo 2026

I FIGLI DEI PADRI

 


a cura di Anna Lombardo


Quando la scuola diventa il teatro in cui si mette in scena l'autorità che non si ha.



Nel dicembre del 2024, in provincia di Lecce, un professore rimproverò uno studente sedicenne per ragioni che la cronaca non ha ritenuto degne di memoria — e che probabilmente non erano degne nemmeno di un rimprovero, nella scala delle catastrofi. Il ragazzo, offeso nella sua sovrana indifferenza per la disciplina, impugnò il telefono con la solennità di chi chiama i rinforzi: «Vieni e spaccagli la faccia», disse al padre. Il padre venne. Portò con sé anche il figlio maggiorenne, per non mancare di quella simmetria familiare che le grandi occasioni richiedono. Il docente si chiuse in bagno e chiamò il 112. Lasciò l'edificio scortato dalla polizia, come un diplomatico in territorio ostile — il che, a pensarci, era esattamente quello che era.


La storia ha avuto un seguito recente. Le indagini si sono chiuse, il rinvio a giudizio si fa concreto, e il professore ha dichiarato di essere disposto a ritirare la querela in cambio di qualcosa di radicalmente semplice: delle scuse. Un «ho sbagliato». Persino un «mi dispiace» pronunciato senza troppa convinzione sarebbe bastato. L'uomo, pare, ci aveva anche pensato. Poi ha deciso di no. Vi è in questo rifiuto qualcosa di più eloquente di qualsiasi ammissione: la certezza, incrollabile e tramandata, di aver fatto la cosa giusta.

Un sondaggio pubblicato da La Tecnica della Scuola — passato inosservato nei giorni in cui il dibattito pubblico era altrove, come sempre — riferisce che sette docenti su dieci hanno subìto almeno un'aggressione da parte di un genitore o di un alunno. Nel 90% dei casi, verbale. Un quarto via social o chat. La violenza fisica riguarda «soltanto» il 5%, dato che si vorrebbe consolatorio e non lo è affatto. Le scuole moltiplicano i programmi antibullismo, invitano magistrati, organizzano incontri con le forze dell'ordine, formano gli studenti alla non-violenza con la diligenza di chi rattoppa una diga con lo scotch. Nessuno forma i genitori. Nessuno, del resto, osa farlo — e forse è proprio questa la domanda che nessuno ha ancora il coraggio di porre ad alta voce.


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