a cura di Anna Lombardo
Il decreto Caivano e l'arte italiana di punire i fragili per rassicurare i forti.
V'è una particolare specie di crudeltà — raffinata, quasi inconsapevole, come certa brutalità dei salotti — che consiste nel legiferare sui bambini senza minimamente pensare a loro. L'Italia ne offre in questo periodo esempi così abbondanti da risultare quasi didattici. Il decreto Caivano, quella creatura normativa partorita nel novembre 2023 con la solennità riservata alle grandi visioni e la profondità intellettuale di un titolo di telegiornale, prevedeva sanzioni per i genitori i cui figli non frequentassero la scuola. Scopo dichiarato: l'autorevolezza. Effetto reale: dirigenti scolastici che segnalano alle forze dell'ordine ragazzini che non escono di casa perché l'ansia sociale ha reso il portone scolastico alto quanto una muraglia, e madri che aprono la porta a poliziotti venuti a verificare perché loro figlio — che fino a sei mesi prima prendeva ottime valutazioni — ora non riesce più ad alzarsi dal letto. Il ritiro sociale maschile è ormai, per diffusione, l'equivalente dei disturbi alimentari nelle ragazze. Ma i disturbi alimentari, almeno, fanno più simpatia elettorale.
Perché è di questo che si tratta, alla fine, con quella trasparenza che solo il cinismo praticato senza ironia può raggiungere: di voti. I minori non votano, e questa è la loro unica, imperdonabile colpa civica. Ogni fatto di cronaca diventa così il pretesto per una mossa securitaria, ogni ragazzo disperato il fondale scenografico di una conferenza stampa. Gli stessi politici che hanno voluto il decreto Caivano si dichiarano ora scandalizzati dalla magistratura minorile che interviene sui genitori del bosco — come se la coerenza fosse un lusso riservato a chi non deve inseguire il ciclo delle notizie. La giustizia minorile italiana è tra le più avanzate al mondo, studiata all'estero come si studiano le cose rare e preziose. Trattarla come un ostacolo burocratico alla fermezza è un esercizio che dice molto su chi governa e nulla di buono. Almeno, come si suggerisce con pazienza da più parti, si abbia l'onestà di ammettere che certe leggi si fanno per raccogliere consenso, non per proteggere i bambini. Nel bosco come nelle città, i fragili attendono. Gli adulti, nel frattempo, sono molto occupati con sé stessi.

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