F. A.
Il referendum sulla giustizia ha detto qualcosa di scomodo: quando si attacca l'indipendenza dei giudici, gli italiani — anche quelli di destra — scelgono i giudici.
C'è un esperimento mentale che vale la pena tentare: immaginate un Paese in cui i cittadini, dati in pasto a una riforma tecnica e incomprensibile, escano comunque di casa per votare in massa contro chi l'ha proposta. Non per entusiasmo verso la magistratura — nessuno, in questo Paese, si alza di buon mattino con il cuore gonfio d'affetto per i magistrati — ma per qualcosa di più sottile: la fiducia, che è cosa diversa dalla simpatia, e che resiste anche quando la simpatia è assente. Tra magistrati e politici, gli italiani hanno scelto i magistrati. Non perché li amino, ma perché riconoscono, forse d'istinto, quando una campagna smette di argomentare e comincia ad aizzare. Quando un ministro definisce «paramafiosi» i membri del Csm, non sta spiegando una riforma: sta alzando la voce per coprire un ragionamento che non regge. Gli elettori lo hanno percepito — e persino quelli di centrodestra, in regioni storicamente allineate con il governo, hanno votato no.
Il dato più rivelatore è quello generazionale. I giovani hanno scelto il no in modo netto, con una lucidità che ha sorpreso i commentatori. Non per tradizione o inerzia, ma per una lettura semplice dell'obiettivo reale: limitare l'indipendenza della magistratura, confezionando il tutto come progresso e modernizzazione. Presentare una riforma costituzionale di rottura come un ammodernamento è un azzardo retorico. I più giovani lo hanno smascherato prima degli altri. Tutto questo non significa che la magistratura sia irriformabile. Significa che le riforme devono essere giuste, cioè utili. Lamentarsi è un'arte italiana affinata nei secoli; progettare è più faticoso. Se le correnti pesano troppo nell'accesso al Csm, si cambi quella legge con strumenti precisi e verificabili. Se la giustizia disciplinare funziona male — e funziona male, come quasi tutto — si intervenga sulla cultura e sulla formazione, non sull'architettura istituzionale.
Il referendum ha parlato. Quel che ha detto era abbastanza chiaro.

I giovani ed i loro genitori hanno scelto No stanchi delle parole di questi ministri e loro adepti! Non lo faranno più, poiché la prossima volta la sconfitta sarà più cocente
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