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giovedì 30 aprile 2026

TRENT'ANNI DI POTERE DIMENTICATI

 


l caso Minetti riapre una finestra scomoda sul ventennio berlusconiano e su chi, in quel ventennio, sedeva comodamente ai piani alti.


Quella di Giorgia Meloni è una biografia scritta con inchiostro simpatico: si legge soltanto sotto il calore della convenienza. La leggenda dell'underdog — la ragazza perseguitata, tenuta fuori dai palazzi per decenni — richiederebbe una sola condizione: che nessuno ricordasse nulla. Il caso Minetti, per sua ventura, ricorda. Ricorda che nell'aprile 2011, quando la diciassettenne Karima El Mahroug — in arte Ruby Rubacuori, presunta nipote di Mubarak per grazia berlusconiana — era al centro di uno scandalo che avrebbe fatto arrossire un senato romano, Meloni votò compatta per sollevare conflitto di attribuzione davanti alla Corte costituzionale. Atto di fede, direbbero i devoti. Atto di complicità, direbbe chi ancora distingue le parole.
La fondazione di Fratelli d'Italia, nel dicembre 2012, non nacque da alcun scrupolo etico: nacque dall'umiliazione di primarie annullate, da uno sgarbo non perdonato. Per tutti i trent'anni precedenti, Meloni, La Russa, Urso erano stati ministri, sottosegretari, fedelissimi e felicissimi nei governi del Cavaliere. È grazie a Berlusconi che Meloni divenne vicepresidente della Camera a ventinove anni e ministra a trentuno. Emarginati, prego? La stalla fu chiusa — ma solo dopo che i buoi erano già fuggiti, e ben pasciuti. La memoria è una virtù scomoda, specialmente per chi ha edificato la propria fortuna sull'altrui smemoratezza. ♓

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