La dignità non ha prezzo. Non è in vendita e non è negoziabile.
Non è un bonus aziendale da inserire in busta paga, né una medaglia da appendere al petto dei “meritevoli”.
Non è un privilegio riservato a chi parla meglio, veste meglio, o produce di più.
La dignità non si concede. Non si elargisce. Non è un favore che fai a qualcuno quando ti svegli di buon umore.
È il minimo sindacale dell’umanità.
Il punto di partenza, non il premio di fine corsa.
Quando entri in una stanza , che sia un ufficio, una casa, un’aula o una chat , ogni persona che incontri la porta già con sé.
Non gliela stai dando tu. La riconosci, e basta.
Chi tratta la dignità come un’opzione, come qualcosa da dosare a seconda del ruolo, del rendimento o della simpatia, non sta sbagliando una strategia di gestione. Sta sbagliando l’essere umano.
Perché puoi non avere tutte le risposte. Puoi essere stanco, sotto pressione, fallibile.
Ma se ti dimentichi che davanti a te c’è una persona ,non un numero, non un problema da risolvere, non un ostacolo , allora hai perso la bussola.
La dignità non si insegna nei master.
Si pratica ogni volta che scegli di ascoltare prima di giudicare, di rispettare prima di comandare, di vedere l’altro prima di misurare quanto ti serve.
Non costa nulla. Eppure vale tutto.

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