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mercoledì 29 aprile 2026

LA GRAZIA PER NORDIO

 CORSIVO


Da Almasri al Quirinale, passando per il referendum: Nordio resiste a tutto. Anche alla logica.


C'è un mistero che percorre i corridoi di Palazzo Chigi come una corrente d'aria gelida: perché Nordio è ancora lì?

Non è una domanda retorica. È un enigma zoologico. Il ministro ha inanellato, con metodica costanza, una sequenza di disastri che avrebbe abbattuto chiunque: il caso Cospito gestito con l'aplomb di chi trova una buca in giardino e ci pianta un geranio; il caso Almasri, col tagliagole libico rispedito a casa in volo di Stato come ospite sgradito ma riguardoso; il referendum sulla giustizia, naufragato sonoramente mentre lui distribuiva epiteti sui magistrati come fossero cioccolatini; e ora l'affaire Minetti, col Quirinale in un cortocircuito degno di Feydeau.

Ad ogni disastro, la stessa liturgia: "Mi assumo le responsabilità politiche". Poi silenzio. Poi il prossimo disastro.

Meloni lo sa, naturalmente. Lo sa e tace. Perché Nordio non è un ministro: è un feticcio. Fu scelto nel 2022 come simbolo di qualità, vessillo del garantismo, prova che il governo del popolo poteva permettersi figure di spessore. Ora è diventato altro: la prova che certi errori non si riparano, si amministrano.

La "zarina" Bartolozzi, ministro-ombra di un ministro che guardava sfilare i decreti giustizialisti sorseggiando lo spritz, è già stata defenestrata. Resta lui. Imperturbabile. Come quei vasi di cristallo che nessuno osa spostare per paura di rompere qualcos'altro.

Chiudetelo in frigo, chiedeva un collega. Suggerimento generoso. Ma i frigoriferi di Stato, si sa, non abbassano mai abbastanza la temperatura. 


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