F. A.
Trump smonta la deterrenza atlantica: e Mosca applaude.
C'è qualcosa di sublime nel modo in cui Donald Trump smonta decenni di architettura difensiva con la disinvoltura di chi restituisce una cena fredda al cameriere. Le sue dichiarazioni sulla possibile uscita americana dalla Nato e sulla definizione dell'Alleanza come "tigre di carta" — mutuata, con candore disarmante, dal lessico maoista — potrebbero sembrare pezzi di repertorio.
Eppure stavolta qualcosa è cambiato: non nel tono, ma negli effetti. La deterrenza non è un edificio che crolla sotto le bombe; è una candela che si spegne al soffio.
Il destinatario più grato siede al Cremlino. Putin, che da anni coltiva l'obiettivo di separare le due sponde dell'Atlantico, ha ricevuto da Washington un omaggio su piatto d'argento: la Casa Bianca che dichiara l'Europa partner inaffidabile, Rubio che annuncia una revisione della partecipazione americana all'Alleanza, Vance che annuisce soddisfatto.
Agli europei restano il disorientamento, le forzature, la pretesa di trascinare un'alleanza difensiva in avventure offensive prive di base giuridica — e la fastidiosa sensazione di essere stati invitati a cena per poi ricevere il conto.
Il quadro non lascia spazio all'ottimismo. Gli unici capaci di ricondurre Trump a qualche razionalità sembrano essere i consumatori americani, che saldano il suo estro geopolitico alla pompa di benzina. Per gli europei, l'imperativo resta costruire autonomia — difensiva, tecnologica, politica — preservando quel sistema transatlantico su cui hanno fondato decenni di pace. Un equilibrio difficilissimo, da raggiungere in fretta, con una leadership ancora troppo divisa. Come sempre, nei momenti peggiori.

Nessun commento:
Posta un commento
Puoi commentate senza volgarità