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mercoledì 1 aprile 2026

HORMUZ, LA GUERRA CHE SCOTTA

 


F. A.

Trump scopre che certe battaglie si perdono anche vincendole.

C'è un momento preciso in cui un presidente americano smette di fare la guerra e inizia a spiegarla. Donald Trump lo ha raggiunto su Truth, con un consiglio agli alleati sullo Stretto di Hormuz che vale come epitaffio dell'intera operazione Epic Fury: «Andate nello stretto, prendetevelo e basta». Tradotto: arrangiatevi. La guerra in Iran ha prodotto fin qui un cambio di regime che non ha cambiato niente: alla Guida suprema Khamenei è succeduto un altro Khamenei, il figlio Mojtaba. I pasdaran controllano ancora il territorio, i missili continuano a cadere nella regione, una petroliera kuwaitiana con 800mila barili è andata in fiamme nel porto di Dubai, e lo Stretto rimane chiuso — ora con pedaggio, per iniziativa del Parlamento di Teheran, che ha trasformato il blocco in dogana. L'uranio arricchito, obiettivo dichiarato dell'operazione, è «sepolto così in profondità che sarà molto difficile rimuoverlo», ammette Trump, dimenticando di aver sostenuto il contrario fino a ieri. 

Pete Hegseth ricompare in conferenza stampa dopo due settimane di silenzio per annunciare che «i prossimi giorni sono decisivi» — formula che, applicata ogni settimana, perde progressivamente di significato. «Nel frattempo negozieremo con le bombe», aggiunge, con la disinvoltura lessicale di chi confonde la diplomazia con l'artiglieria. Francia e Gran Bretagna si sono rifiutate di partecipare alle operazioni; Spagna e Italia hanno negato le basi. «Ce ne ricorderemo», avverte Trump, collezionando nemici con la stessa energia con cui un tempo collezionava alleati. La Nato «è terribile, tutti sono terribili»: un'analisi geopolitica che Milton Friedman avrebbe forse riformulato diversamente. Il prezzo reale della guerra si misura al distributore: il petrolio ha riportato la benzina americana a 4 dollari al gallone, soglia psicologica che nel 2022 contribuì all'erosione del consenso democratico e che ora minaccia quello repubblicano. La Casa Bianca rassicura che i prezzi «torneranno ai livelli più bassi» a conflitto concluso. Il problema è che il conflitto non si conclude. 

E nel frattempo l'Onu avverte che la crisi energetica potrebbe contrarre le economie arabe del sei per cento — danni collaterali che nessuna conferenza stampa del Pentagono saprà risarcire. Resta la domanda che Washington fatica a formulare: come si esce da una guerra che non si può vincere senza sembrare di averla persa? Trump ha già la risposta, anche se non la pronuncia ancora: si scaricano le grane sugli alleati, si dichiara la vittoria e si cambia argomento. Non sarebbe la prima volta. Ma stavolta lo Stretto di Hormuz rimarrà chiuso, l'ayatollah avrà un erede, e qualcuno dovrà pur pagare il conto. Probabilmente, come sempre, chi non era seduto al tavolo quando le decisioni venivano prese.

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