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giovedì 23 aprile 2026

LA SICILIA CHE AFFONDA E IL CORO CHE DECLAMA



 Agamennone non vide le fiamme né i traditori in casa. Morì con la sua città. Schifani non vede la Sicilia che brucia. Atene si salvò perché arrivò Temistocle — caratteraccio, insopportabile, ma aveva ragione lui. C'è un Temistocle in Sicilia?


C'è qualcosa di profondamente classico — nel senso di Eschilo, non di eccellenza — nella parabola del centrodestra siciliano. La tragedia greca prevedeva un eroe, una colpa, un coro che commentava senza poter intervenire, e una catastrofe annunciata che nessuno voleva scongiurare. La Sicilia del 2026 non è da meno: rinvii a giudizio, assessori sotto processo per mafia, un presidente dell'Ars nella stessa identica situazione dell'assessore al Turismo, e una giunta regionale che somiglia sempre più a un'udienza preliminare itinerante. Il coro commenta: «Non è il momento di fare polemiche».

Fuori dal palazzo, il panorama è quello che è. I Comuni navigano in acque debitorie con equipaggi improvvisati e bussole smarrite. Il PNRR ristagna al trenta per cento: altrove produrrebbe dimissioni in cascata, qui produce convegni. La costa jonica paga i postumi di cicloni che hanno devastato territori abusivamente edificati e abbandonati alla furia degli elementi. I governanti rispondono con l'unico strumento che possiedono in abbondanza: la negazione. 

Sullo sfondo: guerre, dazi, alleati trumpiani che ci trattano con la cordialità riservata a un fastidio stagionale, e i conti pubblici in procedura di infrazione. In questo copione da tragedia attica emerge, per contrasto, una figura scomoda. Cateno De Luca non è un eroe rassicurante: è divisivo, eccessivo, a tratti insopportabile. Come Temistocle, che gli ateniesi prima usarono per vincere a Salamina e poi ostracizzarono perché non riuscivano a tollerarne l'ingombro. Ma Salamina l'aveva vinta lui. I territori dove De Luca ha governato hanno qualcosa di anacronisticamente raro: i conti tornano, le strade si fanno, i cittadini vengono trattati da cittadini. Il Pd, la sinistra e tutti gli uomini e donne di buona volontà presenti in tutti gli schieramenti devono scegliere: o ci si allea con chi sa amministrare, accettando l'ingombro, o si diventa complici di una maledizione che dura da troppo. Ai siciliani, la sentenza. ♓

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