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lunedì 13 aprile 2026

L ‘ ULTIMO SACRILEGIO DEL “ RE MIDA DI LATTA “




 C’è qualcosa di profondamente nauseante nell’osservare Donald Trump che tenta di bullizzare il sacro. 

Non è solo una questione di fede, ma di antropologia del limite

Se fossimo in un manuale di psicologia, parleremmo di un narcisismo così ipertrofico da non ammettere l'esistenza di una bussola morale esterna al proprio ego. 

L'ultima uscita contro il Papa non è un attacco politico; è il riflesso incondizionato di un uomo che confonde la spiritualità con il marketing e la compassione con la debolezza.


Dal punto di vista sociologico, Trump sta cercando di ridurre il Vaticano a una sezione distaccata di un talk show di serie B. Stigmatizzare il Pontefice non serve a spostare voti, serve a ribadire un concetto tribale che “ Non esiste altra autorità all’infuori della mia.” 

È l’assurda pretesa di chi vorrebbe mettere un cappellino "Make America Great Again" sulla cupola di San Pietro.

L'Empatia manca  totalmente. C'è solo il calcolo del "mi piace".

L'Umanità è sostituita da una maschera di bronzo che non conosce il rossore della vergogna.

Il Sacro è ridotto a un ostacolo logistico per la propria narrazione di potenza.


C'è un che di patetico, in questo costante bisogno di alzare l'asticella del sacrilegio , per sentirsi vivi. 

È la psicologia della terra bruciata, cioè , se non posso controllare una figura che parla di poveri, di pace e di ultimi, allora devo trascinarla nel fango del mio feed quotidiano.


Attaccare il Papa non è "essere controcorrente". 

È essere disperatamente a corto di argomenti, è il rantolo di una politica che ha perso il contatto con la dimensione umana dell'esistenza.


Non c'è spazio per le sfumature. 

Chi deride l'autorità morale del Papa per racimolare due punti di share sta offendendo non solo i cattolici, ma chiunque creda che la dignità umana non sia in vendita al miglior offerente.

Trump non ha capito che, mentre i suoi tweet evaporano nel giro di un mattino, la pietas e la storia hanno tempi molto più lunghi. Il mondo non è un reality show e il Papa non è un concorrente da eliminare. 

È ora di smetterla di scambiare il rumore per carisma e la prepotenza per leadership.

 Basta.

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