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venerdì 24 aprile 2026

AUTOBUS NUOVI, CITTÀ FERMA



 di Roberto Barbera*



Messina ha la flotta elettrica più giovane del Sud. Le strade, i villaggi, le abitudini sono rimaste al 1987.


Bisogna riconoscerlo: i numeri di ATM fanno una certa impressione. Duecento autobus, età media quattro anni, cinquantaseimila abbonati, fatturato raddoppiato in otto anni. Ventinove nuovi elettrici Iveco parcheggiati in piazza Duomo come una sfilata di moda. Altri diciotto in arrivo entro giugno. La flotta elettrica, dicono, è già il doppio di quella delle altre città italiane. Un primato meridionale, forse nazionale. Peccato che a Messina, nel frattempo, per andare a Castanea bisogna ancora avere un parente con la macchina. L' ATM ha fatto quello che le amministrazioni le hanno chiesto: ammodernare il parco mezzi, aumentare le frequenze sulle direttrici principali, costruire un abbonamento appetibile. Ma il MoveMe a cinquanta euro l'anno serve a chi ha dove andare con l'autobus. Per chi abita sopra i trecento metri di quota, è una beffa con la grafica bella.

Il Rapporto MobilitAria 2025 del CNR fotografa un'Italia in stallo sulla mobilità sostenibile, con il Mezzogiorno in coda e Catania ultima — più auto che abitanti. Messina galleggia in una zona grigia che è, forse, la più pericolosa: quella dell'autocompiacimento. Si conta il numero degli abbonati, si taglia il nastro davanti agli Iveco elettrici e si ritiene il lavoro fatto. Il lavoro non è fatto. Mancano tre cose. Prima: le ZTL dinamiche. Le città europee che hanno ridotto davvero il traffico — Oslo, Stoccolma, New York — hanno introdotto pedaggi urbani variabili per orario e qualità dell'aria. Non è fantascienza: è uno strumento raccomandato dal Ministero dell'Ambiente. Messina ha ZTL ferme agli anni Novanta. Seconda: l'intermodalità. La riqualificazione della tranvia è un'occasione per costruire hub dove il tram incontra l'autobus e l'autobus incontra il bike sharing elettrico. Bologna lo fa. Bergamo lo fa.

 Messina ha il tram e gli autobus, ma non ha ancora capito che devono parlarsi. Terza: la mobilità a chiamata per i villaggi. ATM ha già sperimentato il servizio a chiamata per Torre Faro. Funziona, costa poco, richiede organizzazione. Estenderlo ai villaggi collinari sarebbe coerente con il tema europeo 2026 — "Mobilità per tutti" — e finanziabile con i sette miliardi del Piano Sociale per il Clima UE destinati all'Italia.
Longanesi diceva che gli italiani sono santi, poeti, navigatori e gente che parcheggia in doppia fila. Aggiungerei: e amministratori che comprano autobus elettrici e lasciano i quartieri alti a piedi. Il problema di Messina non è la flotta. È la visione. Usare il mezzo più moderno solo dove è già comodo è come comprare un frigorifero nuovo e tenerlo spento. Fa bella figura. Non conserva niente. La prossima giunta erediterà un'azienda dei trasporti risanata e una città che si muove ancora come cinquant'anni fa nelle sue periferie verticali. Sarebbe il momento di smettere di tagliare nastri e cominciare a tracciare percorsi.

*Transport Planner. Analista di traffici stradali e di sistemi di trasporto pubblico

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