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martedì 7 aprile 2026

LA TIFOSERIA SENZA RETE

 


Il centrodestra governa, sbaglia e vince comunque il dibattito: un talento oscuro che sfida ogni logica democratica.


Da quel tweet del 2020 a favore di Trump alla realtà dei dazi e delle bombe: il lungo percorso di una patriota che scopre, con qualche anno di ritardo, di aver tirato per la squadra sbagliata.


C'è un genere letterario minore, ma di crescente fortuna, che potremmo chiamare archeologia del torto: l'arte di riesumare le profezie altrui per contemplarne la decomposizione. Il tweet con cui Giorgia Meloni, la mattina del 4 novembre 2020, affidava ai social il proprio tifo trumpiano in nome dell'«interesse nazionale italiano» appartiene di diritto a questa categoria. Cinque anni dopo, il reperto è lì, immobile nella sua ambra digitale, a offrirsi alla meditazione del filologo e dello sconsolato cittadino. La tesi era semplice, quasi cristallina nella sua baldanza: la «dottrina Obama-Clinton» aveva prodotto conseguenze disastrose per l'Italia, dunque la vittoria di Trump era cosa da auspicarsi con fervore patriottico. Peccato che Trump perdesse, Biden vincesse, e che Meloni — giunta a Palazzo Chigi un paio d'anni dopo — intrattenesse con il presidente democratico, erede in linea diretta di quella medesima dottrina così vituperata, un rapporto di stima solida e fruttuosa collaborazione. 

Nessuna rovina nazionale fu registrata. Anzi: diversi osservatori cominciarono a chiedersi se, tutto sommato, la conferma di Biden non avrebbe garantito alla presidente del Consiglio acque più navigabili di quelle agitate dall'imprevedibile ritorno del Repubblicano.
Il problema, come sempre in politica, è il tifoso. Indossare la sciarpa e agitare la bandiera ha il suo fascino, ma quando la curva in cui ci si accomoda appartiene a uno stadio internazionale, i rischi si moltiplicano con geometrica eleganza. Meloni ha trattato Trump più come un'icona da sostenere che come un interlocutore da valutare: errore comprensibile in un'opposizione, assai meno perdonabile in chi è chiamata a governare. Il secondo mandato trumpiano, con i suoi dazi, le sue bombe sull'Iran e il conseguente delirio dei mercati energetici, ha provveduto a ricordarlo con la consueta brutalità dei fatti. Resta, bisogna riconoscerlo, un lampo di lungimiranza involontaria nel tweet del 2020: la politica estera americana può effettivamente avere conseguenze disastrose per i nostri interessi. Meloni aveva ragione, dunque. Aveva soltanto torto sull'autore del disastro. 

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