a cura di Anna Lombardo
Bambini abbandonati, famiglie dimenticate: la Sicilia sommersa che nessun programma elettorale vuole vedere.
Nel silenzio che segue ogni nascita — quel silenzio denso, sospeso tra il primo respiro e il mondo — una donna ha posato un foglio accanto a suo figlio. Ti amo tanto. Un tempo presente che continua oltre la culla, oltre i passi che si allontanano. Non un abbandono. O forse sì — di quella specie rara che contiene tutto l'amore che non ha trovato altra forma. La coscienza, costretta a scegliere tra due dolori, sceglie quello che può sopportare.
Eppure scorre parallela, più silenziosa, un'altra storia — senza culle attrezzate e senza biglietti. È la storia siciliana, messinese: bambini lasciati non in strutture pensate per accoglierli, ma in famiglie sfilacciate, in quartieri senza servizi, in un welfare che esiste sulla carta e svapora alla prima necessità. L'isola dimentica i propri figli con i silenzi dei bilanci, con l'assenza ostinata di politiche per la genitorialità fragile. In Sicilia la povertà minorile è tra le più alte d'Europa. A Messina, dove il piano di riequilibrio assorbe ogni discussione pubblica, nessuno ha trovato spazio per le madri sole, per i neonati che non finiscono in culle protette perché quelle culle non esistono.
I programmi elettorali per sindaco sono documenti curiosi: solenni nell'evocare la famiglia, generosi di retorica. Eppure non c'è una riga per la maternità vulnerabile, non un centesimo per la prevenzione dell'abbandono minorile. La famiglia da tutelare è sempre quella che non ha bisogno di tutela. Le altre — quelle che partoriscono in solitudine, senza sapere cosa viene dopo — restano fuori dal bilancio e fuori dalla retorica. L'ipocrisia politica non è mai così nuda come quando proclama valori che non finanzia. Rimane la domanda: quante madri siciliane non hanno trovato nemmeno quella culla? Il rispetto, senza risorse, è solo un'altra parola vuota in un paese che preferisce commuoversi a governare.

Nessun commento:
Posta un commento
Puoi commentate senza volgarità