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mercoledì 23 settembre 2026

SICILIA, IL PALAZZO DEI CONTI IN ORDINE E DEI PROBLEMI IN FILA

 


Quando la politica scopre l’austerità per gli altri e l’indicizzazione per sé


Per raccontare la politica siciliana non servono caricature. Bastano i documenti ufficiali. E, a volte, fanno più satira loro di un comico.


Partiamo dalle indennità. La legislazione regionale ha previsto per i deputati dell’ARS un meccanismo di adeguamento legato all’inflazione. 

Nel 2026, però, il bilancio interno dell’Assemblea precisa che lo stanziamento per le indennità parlamentari rimane invariato rispetto al 2025. 

Quindi sarebbe scorretto scrivere che quest’anno Palazzo dei Normanni si sia nuovamente aumentato lo stipendio. (Dati ARS Sicilia⁠)


Il Palazzo, comunque, non vive d’aria e cannoli, perché la dotazione a carico del bilancio regionale per l’ARS nel 2026 è di 133,4 milioni di euro. 

Va anche detto, per correttezza, che era 162,2 milioni nel 2012: in termini nominali è diminuita del 17,7%. (Dati ARS Sicilia⁠)


E il famoso debito regionale? Anche qui bisogna evitare la propaganda al contrario. 

Il DEFR 2027-2029 approvato dall’ARS indica una riduzione da 4,025 miliardi nel 2025 a 2,193 miliardi nel 2026. 

La Corte dei conti, nella parifica parziale del rendiconto 2023, ha inoltre rilevato un disavanzo di amministrazione di circa 900 milioni, in forte riduzione rispetto all’esercizio precedente. 

I conti, dunque, mostrano un risanamento reale, anche se il percorso contabile non è ancora una favola con il lieto fine. (Regione Sicilia⁠)


Fin qui gli applausi.


Poi apriamo l’altra cartella.


Nella variazione di bilancio attualmente all’esame dell’ARS ci sono circa 640 milioni di nuova capacità di spesa. 

Di questi, 297,36 milioni sono collocati in un fondo speciale destinato a futuri interventi legislativi ed emendamenti. 

Lo stesso Servizio Bilancio dell’Assemblea osserva che, nel testo iniziale, il contenuto effettivo di una parte prevalente della manovra non è ancora definito. (ANSA.it⁠)


È qui che la politica siciliana mostra una delle sue più longeve abilità di prestidigitazione per trasformare il bilancio , da strumento di programmazione,  in una specie di grande lista della spesa, dove tra una strategia economica e l’altra rischia sempre di comparire il contributo territoriale, l’intervento particolare, la piccola opera da esibire al ritorno nel collegio.


Intanto la Sicilia reale continua a presentare qualche dettaglio meno mondano. 

Nell’ultimo profilo territoriale ISTAT-BesT, riferito al 2024, il tasso di occupazione dei 20-64enni era 50,7% contro il 67,1% nazionale; i giovani NEET erano il 25,7%, contro il 15,2% italiano. 

Nel 2025 l’occupazione è cresciuta dello 0,9%, segnala Banca d’Italia: miglioramento vero, ma il divario strutturale resta enorme. (Istat⁠)


Ecco allora il punto.


Il problema non è sostenere che tutti i politici siciliani siano incapaci, né che ogni euro venga sprecato: sarebbe falso e troppo comodo.


Il problema è chiedere perché una Regione capace di sofisticati meccanismi finanziari, fondi speciali, variazioni, emendamenti, capitoli e sotto-capitoli continui ad avere enormi difficoltà nel trasformare la spesa pubblica in occupazione stabile, capitale umano e opportunità capaci di trattenere i giovani.


Per le indennità esistono norme, calcoli, coefficienti e adeguamenti.


Per impedire a un ragazzo siciliano di partire con la valigia, purtroppo, non hanno ancora inventato l’indice ISTAT.


E forse è questa la fotografia più amara della politica dell’Isola: il Palazzo ha imparato benissimo a fare i conti. 

Adesso dovrebbe dimostrare di migliorare anche la vita dei siciliani.


(FONTI  Assemblea Regionale Siciliana, Bilancio interno 2026 e resoconti parlamentari. (Dati ARS Sicilia⁠)

Regione Siciliana, DEFR 2027-2029. (Regione Sicilia⁠)

Corte dei conti/Regione Siciliana, giudizio di parificazione Rendiconto 2023. (Regione Sicilia⁠)

ANSA, analisi del Servizio Bilancio ARS sulla variazione 2026. (ANSA.it⁠)

ISTAT, BesT Sicilia; Banca d’Italia, L’economia della Sicilia 2026. (Istat⁠))


LA FRASE DELL’INCHIESTA

«In Sicilia il problema non è quanto costa la politica. È capire quanto rende ai cittadini.»

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