Chi apre un’impresa mette in gioco capitale, lavoro e spesso il patrimonio familiare. Deve pagare stipendi, fornitori, energia, contributi e imposte. Chi realizza plusvalenze finanziarie come privato, fuori dall’attività d’impresa, paga generalmente il 26% sul guadagno: un’aliquota proporzionale che, nei casi ordinari, resta uguale anche quando i profitti diventano milionari.
Per capire il peso sull’impresa, fermarsi all’IRES del 24% significa raccontare soltanto una parte della storia. Quando l’utile viene interamente distribuito a un socio persona fisica, la combinazione ordinaria di IRES e imposta sui dividendi porta il prelievo al 43,76%, senza esaurire gli altri oneri dell’attività. (senato.it)
Quanto può pesare il carico complessivo?
Il rapporto Paying Taxes 2020, sui dati del 2018, stimava per l’impresa tipo italiana un 59,1% dei profitti commerciali, comprendendo imposte e contributi e includendo il TFR.
Quel valore non è un’aliquota attuale applicabile a ogni imprenditore: è un indicatore storico che mostra quanto il costo complessivo possa essere lontano dalla sola imposta sugli utili. Il 26% e il 59,1% misurano grandezze diverse; presentarli correttamente rende la denuncia più difficile da liquidare.
Ed è proprio il peso complessivo che deve entrare nel dibattito. L’impresa sostiene anche costi amministrativi, scadenze e responsabilità occupazionali: non sono tutti tasse, ma assorbono risorse e tempo di chi produce. Intanto, sulle comuni plusvalenze finanziarie, il prelievo proporzionale non cresce con la capacità economica del beneficiario.
Perché il grande guadagno speculativo deve beneficiare di una tassazione che non diventa più progressiva al crescere dei profitti, mentre al lavoro e alla produzione si chiede di sostenere il Paese?
La risposta dovrebbe tradursi in scelte: ridurre il carico sul lavoro, favorire gli utili reinvestiti, semplificare gli adempimenti e chiedere di più ai grandi guadagni speculativi, distinguendoli dal piccolo risparmio.
Continuare a invocare sacrifici da chi tiene aperte aziende e botteghe, considerando intoccabile il trattamento dei grandi profitti finanziari, è una scelta politica.
E chi la compie dovrebbe spiegarla a chi ogni mattina alza una saracinesca.
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