Inflazione 3,3%, energia fino a +18,6%. Il contatore non legge i comunicati economici. Purtroppo sa leggere benissimo gli euro.
Ad agosto l’inflazione italiana è salita al 3,3% annuo, dal 2,9% di luglio. Ma il dato generale racconta soltanto metà della storia.
L’inflazione di fondo, cioè quella calcolata escludendo energetici e alimentari freschi, è infatti scesa all’1,5%. A spingere l’indice sono soprattutto i prezzi energetici: quelli regolamentati hanno segnato +18,6% sull’anno e quelli non regolamentati +17%.
È una distinzione importante. Dire semplicemente “tutto aumenta del 3,3%” sarebbe falso: l’indice è una media di movimenti molto diversi.
E proprio qui le statistiche incontrano la vita reale. Una famiglia non compra “l’indice NIC”: paga bollette, benzina, pane, affitto e mutuo. La media nazionale è indispensabile per capire l’economia, ma il conto alla cassa rimane ostinatamente personalizzato.
L’inflazione, in fondo, è un animale curioso: quando diminuisce significa che i prezzi crescono più lentamente. Non che abbiano ricevuto l’ordine di tornare indietro. Sarebbe stato troppo comodo.
(ISTAT Prezzi al consumo, agosto 2026; ISTAT stima preliminare e analisi delle componenti).
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