C’è qualcosa di strano in un’isola che investe nei dissalatori mentre una parte consistente dell’acqua potabile continua a perdersi lungo il viaggio verso i rubinetti. Non è una battuta: è il punto d’incontro fra siccità, infrastrutture vecchie, invasi parzialmente utilizzabili e decenni di manutenzione insufficiente.
Il numero che racconta il problema
L’ultimo dato regionale omogeneo dell’Istat sulle reti comunali, riferito al 2022, dice che in Sicilia venivano immessi 658,5 milioni di metri cubi di acqua e ne venivano erogati per usi autorizzati 318,8 milioni: le perdite complessive erano il 51,6%.
Il quadro più recente non invita a festeggiare. Nei capoluoghi del Mezzogiorno nel 2024 si disperdeva mediamente il 49,1% dell’acqua immessa. E nel 2025 il 57,6% delle famiglie siciliane dichiarava di non fidarsi a bere l’acqua del rubinetto. Nel 2024, inoltre, il 99,2% delle aziende agricole siciliane censite dall’Istat segnalava difficoltà legate all’irrigazione.
Il paradosso è quindi piuttosto robusto: spendiamo per trovare nuova acqua mentre una quota enorme di quella già captata continua a non trasformarsi in acqua effettivamente erogata.
Le dighe: piene sulla carta, un po’ meno nella realtà
Ad aprile 2026 il quadro degli invasi mostrava un altro problema strutturale. A fronte di una capacità potenziale prossima al miliardo di metri cubi, le dighe contenevano 536,11 milioni di metri cubi; secondo i dati riportati dall’Autorità di bacino e analizzati da ANSA, circa 160 milioni di metri cubi di capacità erano occupati da sedimenti.
Le piogge hanno poi migliorato significativamente le riserve e a maggio l’Osservatorio permanente sugli utilizzi idrici ha giudicato le risorse sufficienti per garantire gli usi potabili, irrigui e industriali per tutto il 2026.
Ma l’estate ha ricordato quanto sia fragile l’equilibrio: tra giugno e luglio gli invasi hanno perso 40,71 milioni di metri cubi, fra consumi ed evaporazione; tra luglio e agosto il volume è diminuito ancora del 12% e sei dighe risultavano pressoché vuote.
Quindi: acqua disponibile sì. Sistema definitivamente guarito, decisamente no.
Intanto arrivano i milioni
La Regione Siciliana sta finanziando interventi strutturali. Nel giugno 2026 sono stati approvati 19 progetti per oltre 47 milioni di euro: circa 40 milioni destinati al potenziamento e alla messa in sicurezza delle reti e poco più di 7 milioni specificamente all’efficientamento e alla riduzione delle perdite. Le risorse provengono dal PR FESR Sicilia 2021-2027.
A questi si aggiungono oltre 40 milioni FSC già destinati alle reti di Agrigento, Siracusa e Messina e, più in generale, oltre 230 milioni di fondi europei sbloccati nel 2025 dopo l’approvazione dei nove Piani d’ambito.
Non siamo dunque davanti all’assenza di finanziamenti. Siamo davanti alla domanda più interessante per una futura verifica dell’Inchiesta: quanto velocemente questi milioni diventeranno cantieri conclusi e quanti metri cubi di dispersione riusciranno effettivamente a eliminare?
L’emergenza continua anche negli atti del 2026
Il 16 settembre l’Autorità di bacino ha rilasciato a Siciliacque un’Autorizzazione idraulica unica per lavori urgenti di manutenzione straordinaria sugli acquedotti Ancipa e Blufi, comprese diramazioni, manufatti e impianti. L’intervento SA_25 rientra ancora formalmente nelle misure di protezione civile per mitigare il deficit idrico. Un analogo provvedimento, SA_28, era stato emesso l’11 settembre.
Non dimostra inefficienze individuali né responsabilità personali. Dimostra però documentalmente che, mentre la disponibilità idrica del 2026 è migliorata, la fragilità infrastrutturale continua a richiedere interventi classificati come urgenti.
Ed è questa la distinzione che conta.
La siccità dipende anche dal clima. Una condotta che perde, una diga interrata dai sedimenti o una rete che attende manutenzione sono invece problemi infrastrutturali. Confondere le due cose è molto comodo: al clima non si può chiedere conto in commissione parlamentare.
Cosa sappiamo
Sappiamo che l’ultimo dato regionale Istat disponibile quantifica le perdite siciliane al 51,6%; che nel 2026 la disponibilità d’acqua è migliorata rispetto alla crisi precedente; che gli invasi soffrono ancora di sedimentazione e forti oscillazioni stagionali; che Regione, fondi europei e FSC stanno finanziando decine di milioni di euro di interventi sulle reti; e che ancora nel settembre 2026 vengono autorizzate manutenzioni straordinarie urgenti sugli acquedotti regionali.
Cosa resta da chiarire
La domanda decisiva non è quanti milioni siano stati stanziati, ma quanti siano stati effettivamente spesi, quanti cantieri siano conclusi e quale riduzione misurabile delle perdite abbiano prodotto. Servirebbe un cruscotto pubblico, rete per rete e intervento per intervento, con costo iniziale, aggiudicazione, avanzamento, data prevista di conclusione e metri cubi recuperati. Solo allora sarà possibile distinguere la politica dell’acqua dalla contabilità degli annunci.
Fonti documentali
Istat , Le statistiche sull’acqua 2023-2025; Istat — Ambiente urbano 2024; Regione Siciliana , 19 interventi per 47 milioni; Regione Siciliana, pianificazione della risorsa idrica 2026; Regione Siciliana , atto del 16 settembre sugli acquedotti Ancipa e Blufi; ANSA, dati dell’Autorità di bacino sugli invasi, 12 e 31 agosto 2026.
Frase dell’Inchiesta
«In Sicilia l’acqua è preziosa due volte: quando manca e quando, dopo averla trovata, bisogna riuscire a non perderla per strada.»
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