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sabato 5 settembre 2026

MONTI SMONTA VANNACCI A MANI NUDE



 A Cernobbio il vecchio professore sfida il generale, e vince senza alzare la voce.


A Cernobbio si è consumato uno di quei confronti che raccontano più di mille analisi politiche. Da una parte Roberto Vannacci, generale buttatosi in politica, uomo che ha costruito fortune editoriali ed elettorali sul rimpianto di una virilità e di una normalità perdute. Dall'altra Mario Monti, ottantuno anni, l'uomo del Loden e dei sacrifici imposti agli italiani nel 2011, che si presenta invece come l'ultimo custode della Costituzione. Non ha urlato al pericolo fascista, il professore, come farebbe un liceale al primo corteo: ha fatto di peggio, guardando il generale negli occhi e spiegandogli con la freddezza di chi corregge un compito che il fascismo più insidioso non ha bisogno di divise né di adunate. Gli basta la retorica della superiorità, insinuata nei salotti come fosse buonsenso.

Il cuore dell'intervento, però, non è polemico ma diagnostico. Monti si chiede perché gli italiani abbocchino a questi richiami identitari, e si risponde: perché la politica di oggi non sa più garantire benessere, non alza gli stipendi, non fa funzionare gli ospedali, terrorizzata com'è dal costo elettorale delle riforme vere. Resta un solo rimedio, il metadone dell'identità: non potendoti dare un futuro, ti si racconta che sei superiore al tuo vicino. È un'illusione che sostituisce la giustizia sociale con l'orgoglio di sangue, e che tratta i cittadini come un gregge da placare, non come persone da far crescere. Non l'uomo delle tasse, dunque, ma l'uomo che nel 2011 raccolse un Paese già sull'orlo del default, spread a 550, dopo che il governo Berlusconi ve lo aveva condotto per poi dileguarsi lasciando ad altri il conto: quei professori tanto vituperati, con la loro cura da cavallo, scongiurarono il tracollo.

Per congedarsi, il professore impugna due citazioni come fossero armi bianche. Prima Camus: "Amo troppo il mio Paese per essere nazionalista". Poi le ultime parole di un Mitterrand morente, pronunciate nel suo primo giorno da eurodeputato: "Le nationalisme, c'est la guerre" - il nazionalismo è la guerra. Infine solleva l'arma istituzionale: il programma del generale, dice, viola in più punti la Costituzione e la Carta dei diritti dell'Unione, e promette di spendere le ultime energie per impedirlo. Bernard Shaw diceva che il patriottismo è la convinzione che il proprio Paese sia superiore a tutti gli altri perché ci si è nati: a Cernobbio, chi ha davvero difeso l'Italia è stato chi quella convinzione l'ha rispedita al mittente. AGR







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