Si cancella una tassa con fondi europei che a questo non dovrebbero servire, e a Berlino c'è già chi prepara il conto.
Il petrolio corre, la guerra in Iran dura da sei mesi e lo Stretto di Hormuz è un campo di battaglia. Il governo, che non può più permettersi il taglio delle accise, estrae dal cilindro l'abolizione del bollo auto e la presenta come un ristoro per chi spende di più alla pompa. Ristoro è parola grossa: il bonus va a tutti i possessori di auto di piccola cilindrata, senza guardare al reddito. Si finge di non sapere che chi ha poco possiede una sola macchina, l'utilitaria, mentre chi ha molto la tiene come seconda o terza, accanto alla Ferrari. Il vantaggio, per giunta, cresce con l'inquinamento, in un Paese che a Bruxelles aveva promesso il contrario. Non è una politica dei redditi né dell'ambiente: è propaganda, e a un anno dal voto si vede.
Poi ci sono i soldi: circa 2,3 miliardi, per il 2027 presi dai fondi del Pnrr non spesi. Quei fondi, di norma, servono a finanziare investimenti, non a tagliare le tasse; le eccezioni sono rarissime e legate a un'opera. Se sono prestiti, e ce ne sono oltre centoventi miliardi, il taglio è a debito: lo pagherà chi verrà dopo. E dopo il 2027? Il Pnrr è una tantum, la misura dovrebbe essere permanente, e una misura senza coperture stabili non è strutturale, è un annuncio. Tolta una tassa, rimetterla costa consensi, e il buco resta. Le Regioni perderanno gettito e, dal 2028, per rifarsi avranno una sola leva, l'addizionale Irpef, cioè lavoratori e pensionati. Le case di comunità, senza infermieri, restano sulla carta. Chi ci chiederà conto? Si confida che l'Europa, intanto, sia distratta.
Meglio fare gli scongiuri. Se un giorno l'estrema destra tedesca dovesse vincere, il suo programma è noto: niente più soldi all'Europa e indietro quelli già dati, perché gli altri Paesi, dicono, ne hanno fatto i loro comodi. Indovinate a chi pensano. Con questa mossa gli consegniamo l'argomento su un piatto d'argento: fondi nati per investire, usati per abbuonare una tassa sulle auto. Un Paese con il debito oltre il centotrenta per cento del Pil dovrebbe evitare di sembrare quello che con i soldi comuni fa campagna elettorale. E intanto si balla sul ponte, con l'orchestra che suona, come sul Titanic, incuranti che la nave imbarchi acqua. Gli iceberg non si vedono dalla sala da ballo. Si vedono le luci. ♓
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