di Anna Lombardo
Madri in bilico tra amore e tragedia.
Solo strutture preparate e progetti mirati possono intercettare il rischio.
Negli ultimi mesi la cronaca italiana ha registrato drammi che feriscono: neonati trovati senza vita, gesti di disperazione estrema che scuotono ogni idea di protezione familiare. La sindrome di Medea illumina uno dei lati più oscuri della maternità: quando depressione, isolamento, fragilità psicologica e assenza di reti di sostegno spingono una madre all’atto estremo. Non si tratta di vendetta, ma di disperazione assoluta, di fragilità che non trova ascolto.
Per prevenire, le strutture sociali devono dotarsi di vere “antenne”, capaci di captare segnali di rischio e attivare reti protettive. Esiste però un problema di risorse: i Comuni possono progettare programmi di prevenzione e assistenza alle donne vulnerabili, spesso finanziabili dall’Unione Europea, se strutturati con competenza. Eppure questi temi raramente compaiono nelle campagne elettorali, per incuria o mancanza di conoscenza, lasciando vuoti pericolosi dove la fragilità può diventare tragedia. Comprendere, prevenire e sostenere è l’unico modo per trasformare la fragilità in tutela e responsabilità condivisa.

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