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Cateno De Luca annuncia: “Sarò presidente della Regione”. Outsider, populista e trasversale, trasforma le elezioni in un teatro dove i voti tradizionali diventano pedine. Il centrodestra resta favorito, ma nulla è certo quando il caos entra in scena.
Cateno De Luca ha detto: “Sarò presidente della Regione”. E subito la politica siciliana sembra un romanzo in cui il protagonista riscrive le regole del gioco. De Luca non è un candidato, è un outsider: attraversa destra e sinistra con la stessa disinvoltura con cui si attraversa un salotto borghese, senza chiedere permesso. Il suo elettorato è trasversale. Votano per lui delusi di centrosinistra, scettici di centrodestra, tutti attratti dalla promessa di soluzioni concrete a problemi concreti: sanità, trasporti, burocrazia. Le sue liste civiche non sono partiti, ma gruppi pragmatisti in grado di mobilitare consenso senza bisogno di ideologia.
I numeri storici e i sondaggi parlano chiaro. Nelle ultime regionali il centrodestra ha raggiunto circa il 40 %, De Luca intorno al 25 %, mentre il centrosinistra fatica a superare il 18 % senza alleanze solide. La sua presenza può togliere voti al centrodestra e rendere il quadro incerto, ma da sola difficilmente basta a rovesciare i pronostici. È il terzo incomodo per eccellenza: una variabile imprevedibile in un sistema che si credeva stabile. La politica è l’arte di scegliere tra due mali; l’outsider è chi ricorda che esiste sempre un terzo. In Sicilia, quel terzo può cambiare l’epilogo, ma solo se il vento del consenso deciderà di cambiare direzione.

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