La Fondazione Enpam gestisce oltre 25 miliardi di euro che sono i risparmi previdenziali di centinaia di migliaia di medici e odontoiatri.
Un patrimonio enorme, costruito con i contributi versati in decenni di lavoro, che oggi rende l’ente uno dei maggiori investitori istituzionali italiani.
Negli ultimi anni Enpam ha investito anche nel settore bancario. È azionista di Monte dei Paschi di Siena con una quota variata nel tempo tra lo 0,5% e poco meno del 2%, e detiene circa l’1,98% di Mediobanca. Partecipazioni che, pur non essendo di controllo, collocano la cassa dei medici nel cuore del risiko bancario in corso.
Nel 2022 Enpam ha partecipato all’aumento di capitale di Mps, allora controllata dal Ministero dell’Economia. L’operazione, realizzata tramite il “Portafoglio Strategico Italia”, ha generato una plusvalenza di circa il 20% in pochi mesi, risultato rivendicato dall’ente come prova di una gestione attenta ed efficace.
Oggi il Tesoro non è più azionista di controllo di Mps, ma il suo ruolo nelle recenti operazioni bancarie è finito sotto l’attenzione della magistratura, che indaga su possibili irregolarità nel riassetto del sistema. Il Mef ha smentito qualsiasi interferenza.
Enpam, dal canto suo, ha negato ogni coinvolgimento in presunte cordate per l’acquisto di nuove quote Mps e ribadisce una strategia basata su diversificazione e prudenza. Resta però il dibattito se sia giusto che una cassa previdenziale sia esposta alla potenziale volatilità del settore bancario?
Una domanda legittima, già sollevata in passato dai sindacati, che riguarda non solo la finanza, ma la fiducia di chi affida a Enpam il proprio futuro pensionistico.

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