CORSIVO
di Ponzio Aquila
La Russa travolge il galateo. Un’irriverenza teatrale che spazza via regole e scrupoli convenzionali.
Ignazio La Russa non è un presidente del Senato: è un cabarettista di Stato con licenza di caos. Se Mattarella è marmo palermitano, lui è lava catanese che divora protocolli e galateo come Caronte il fiume Acheronte. Difende giornalisti, contesta ct, bacia busti del Duce e sussurra a Atreju un “me ne frego” degno di un Decamerone rivisitato. Ex presidenti del Senato, se potessero, invierebbero lettere d’ira dall’aldilà. La tradizione, la neutralità, la solennità? Tutto spazzato via da una personalità che osa il supplente anarchico, lo showman politico, l’uomo che ride del bipartisan come un moderno Catone in giacca e cravatta.
E se Meloni approdasse al Colle? Presidenzialismo camuffato, cloni a Palazzo Chigi, summit monopolizzati, Costituzione ignorata con garbo. Ignazio non è macchietta: è apripista, evangelista dell’era Meloni, antesignano di un’Italia dove il popolo sovrano divora istituzioni e regole come confetti in festa, e il galateo… beh, quello resta un reperto archeologico da esposizione museale.

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