FATA MORGANA
a cura di E.L.M. Irali *
Leonardo Sciascia (1921-1989), siciliano di nascita e di penna, aveva l’arte rara di mescolare storia, mistero e morale come un alchimista medievale con una penna stilografica. Il Consiglio d’Egitto (1963) è forse il suo romanzo più perfido e divertito: una di quelle storie che, come un coniglio in cilindro, ti saltano addosso quando meno te lo aspetti.
Abdallah Mohamed ben Olman, ambasciatore del Marocco, naufraga a Palermo nel dicembre 1782. Qui entra in scena l’abate maltese Velia, che trasforma un manoscritto arabo su vite del profeta in un testo politico “rivoluzionario”, capace di abolire privilegi feudali e smuovere congiure. La Sicilia di Sciascia diventa così un palcoscenico allegorico, dove la Storia si inchina alla fantasia e il potere è sempre un gioco di specchi.
Leggere Il Consiglio d’Egitto significa camminare su corde sottili tra verità e inganno, ridere di una politica che non cambia mai e capire che la Sicilia, con i suoi misteri, i suoi intrighi, la sua infinita ironia, è il consiglio d’Egitto che ognuno di noi porta dentro. Non leggerlo sarebbe come andare a Palermo e non assaggiare le arancine: tecnicamente possibile, ma moralmente insistenibile.
* Amante del libro

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