OBLÒ
La manovra avanza e arretra: si promette, si ritira, si ammicca all’elettore come Don Giovanni con Zerlina, aspettando che qualcun altro decida.
La madre di tutte le leggi, la Finanziaria, è arrivata al traguardo. Blindata. La Costituzione la vorrebbe figlia di un confronto parlamentare, ma il confronto si è perso per strada. Decide il governo, che rappresenta una minoranza degli elettori, e gli effetti ricadono su tutti: una tradizione ormai consolidata. Il risultato è il solito valzer: un passo avanti e uno indietro. Si annuncia, si corregge, si smentisce. Pensioni: prima l’assalto, poi la ritirata. Test di Medicina: stesso copione. Condomini: l’idea geniale di far pagare ai virtuosi anche per i morosi, così nessuno si senta escluso.
Si lancia il sasso e si ritrae la mano, pronti per il prossimo giro di musica. Con le elezioni alle porte, meglio non scontentare nessuno: promettere costa poco, rimandare è un’arte. Il gioco vale per tutti, maggioranza e opposizione. Molte proposte sembrano esperimenti: si buttano lì per vedere l’effetto che fa, salvo ritirarle alla prima ondata di proteste. Eppure alcune questioni – pensioni e conti pubblici, per esempio – sono drammaticamente serie. L’invecchiamento della popolazione e il crollo demografico non sono opinioni. Ma se si vince promettendo pensioni anticipate, poi è arduo spiegare il contrario. È vero: nessuno crede più alle promesse elettorali. Ma abusarne resta pericoloso. Sarebbe stato più onesto dire subito la verità, magari riconoscendo chi, come Elsa Fornero, affrontò il tema con rigore. O evitare di colpire chi oggi garantisce una stabilità finanziaria che conviene a tutti.
Rassegnarsi non è obbligatorio. Chiedere serietà forse è ingenuo. Ma sarebbe, almeno, un bel regalo di fine anno.

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