CORSIVO
di Ponzio Aquila
Siamo messi bene bene. Un’espressione che suona come un brindisi e invece è un referto clinico. Una sorta di specchio dell'anima nel quale guardare, capire come sono fatti gli italiani. Un servizio di elementare semplicità, pensato per chi non dispone del tempo — o, più onestamente, della voglia — di costruirsi un’opinione attraversando la vasta letteratura e la lunga storia delle nostre italiche genti, ce lo fanno le indagini sociologiche. L’ultima attestazione, anno 2025, reca la firma di LaPolis dell’Università di Urbino e appone il suo timbro definitivo: gli italiani non nutrono fiducia nelle istituzioni democratiche. O meglio, si fidano pochissimo e malvolentieri. Salvano, con indulgenza quasi affettiva, le Forze dell’ordine – 68 per cento – e il presidente Sergio Mattarella, che raccoglie un dignitoso 60 per cento. Poi il deserto.
La scuola viene bocciata da oltre metà del Paese, il Papa da una percentuale persino superiore. Da lì in avanti non è più una discesa, è un tracollo.
Niente fiducia nella Chiesa, nella magistratura, nel proprio Comune.
Le Ong non convincono, lo Stato ancor meno. L’Unione europea suscita sospetto, la Regione pure.
Gli imprenditori organizzati non piacciono, i sindacati neanche.
Le banche sono guardate con l’occhio con cui si osserva un portafoglio smarrito, il Parlamento con quello riservato ai relitti, i partiti con aperta diffidenza.
Il quadro è chiaro: non ci si fida della politica, dei preti, dei volontari, dei padroni, dei difensori dei lavoratori, della burocrazia, delle istituzioni locali, nazionali e sovranazionali. La ricerca non lo dice, ma è lecito scommettere che non ci si fidi nemmeno dei giornalisti. Né dei tassisti. Né dei commercialisti. Degli avvocati, degli agenti immobiliari, degli idraulici. Alla fine gli italiani non si fidano degli italiani. Perché ciascuno, conoscendo se stesso, sa che gli italiani se li conosci li eviti.

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