OSSERVATORIO SULLA MOBILITÀ
di Roberto Barbera *
Città dove le regole sono facoltative
e il caos è politica pubblica.
In qualunque città normale il Codice della Strada è legge. A Messina è un folklore. Qui la sovranità non appartiene allo Stato, ma all’automobilista armato di indifferenza. Parcheggia dove vuole, invade incroci, blocca tram, soffoca autobus. E lo fa sereno: tanto un vigile urbano non si vede mai. Su un organico teorico di centinaia di agenti, la maggior parte marcisce negli uffici: in strada resta una pattuglia simbolica, utile solo a ricordarci che la divisa esiste, non che funziona.
Il risultato è una città dove l’infrazione non è eccezione: è sistema operativo.
Una comunità che ha rinunciato all’idea stessa di ordine, pagando il prezzo in traffico, insicurezza, inquinamento, degrado, inefficienza, perdita economica. La civica indisciplina costa, eccome se costa. Ma basterebbe un atto di volontà: ristabilire la sovranità del Codice della Strada e del Codice Penale, farli applicare sul serio, trasformare la sanzione in deterrenza e la legalità in abitudine. Il Comune incasserebbe persino denaro, utile a curare strade, marciapiedi, trasporti e sicurezza.
Ma tutto parte da qui, dal gesto che nessuno compie da decenni: dire che la città non è una giungla, e trattarla di conseguenza.
Primum civilizare urbem, deinde vitam meliorem designare.
* Transport Planner
Analista di traffici stradali e di sistemi di trasporto pubblico.

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