CORSIVO
Ponzio Aquila
Un fantasma aleggia sulle leadership politiche: la pusillanimità. Il Partito repubblicano americano ha un problema neonazista; la sinistra democratica progressista ha un problema pro Hamas e Israele ha un problema coi coloni. Ognuno si rifiuta di affrontare il suo problema. Se fra i miei ci sono razzisti violenti, se fra i miei ci sono sostenitori della sharia, se fra i miei ci sono assassini suprematisti, devo trovare il modo di giustificarli per tenere assieme la tribù.
La nostra destra e la nostra sinistra hanno problemi simili e soluzioni identiche, approdo di una politica tribale per cui negli anni il Parlamento è diventato un’assemblea notarile al servizio del capo, per cui si è garantisti con gli indagati amici e giustizialisti con gli indagati nemici, per cui anche la stampa si è infilata in una delle due trincee, e procede con la prosopopea o il vittimismo di chi si batte dal lato giusto della guerra. La pusillanimità è la medesima, perché è una condizione psicologica incapace di giudizio: la morale si realizza con la vittoria della tribù, fine. Succede quando la democrazia si infiacchisce e cede il passo al capo. Lo diceva bene Ágnes Heller: la democrazia è innaturale e dunque è sempre in pericolo; la tribù radunata attorno al capo è naturale, e lì ci si rifugia nei momenti di confusione e di paura. Nella tribù non bisogna più nemmeno pensare né tantomeno porsi problemi morali: per essere nel giusto basta avere un capo e ubbidirgli.

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