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lunedì 22 dicembre 2025

LA DEMOCRAZIA FUNZIONA MALE, MA IL SUO CONTRARIO PEGGIO

 CORSIVO



Ponzio Aquila


Le democrazie arretrano perché l’uomo non è un animale democratico. Preferisce il fischietto del capobranco al brusio del parlamento, l’ordine semplice all’ingranaggio delle garanzie, il comando alla discussione. Così la Cina intimorisce per l’economia ma non per la politica, Putin seduce come un capo d’altri tempi, Gaza accende giuste proteste mentre le teocrazie – compiute o aspiranti – restano sullo sfondo, quando non esercitano un fascino torbido. E ovunque si vincono elezioni indicando come nemico del popolo la democrazia liberale: le sue lentezze, le sue tutele, le sue noiose complicazioni.

Ágnes Heller lo spiegava senza indulgenze: la democrazia è artificiale, la dittatura naturale. Naturale è affidarsi a uno solo; artificiale è costruire un sistema per difendere la libertà di tutti. Non il benessere, non la sicurezza, non il futuro radioso: la libertà. Che non è un mezzo, ma un fine.
Quando la libertà viene barattata con il pane – e Rousseau, su questo, faceva una certa tenerezza – la democrazia firma la propria resa. L’Europa del dopoguerra fu democratica anche perché ricca: frigoriferi pieni, tempo libero, consumi. Si scambiò la libertà per un accessorio del benessere. Poi arrivarono le crisi, la rivoluzione digitale, le diseguaglianze, e il giocattolo si è incrinato. Allora il colpevole è diventato l’insieme di diritti, contrappesi, guarentigie: un intralcio imbellettato mentre il mondo corre.
Non si cerca una democrazia migliore, ma qualcosa che funzioni “meglio” della democrazia. Con o senza libertà. Che molti sarebbero pronti a provarci non è scandalo: è diagnosi. La cura, temo, non è nel prontuario.

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