FATA MORGANA
a cura di E. L. M. Irali *
Rileggere Hannah Arendt oggi significa guardare il mondo con occhi lucidi, riconoscendo il male nelle azioni quotidiane di chi si limita a “seguire la vulgata".
Il libro “La banalità del male” di Hannah Arendt, scritto negli anni Sessanta sul processo a Adolf Eichmann, torna incredibilmente attuale. Oggi, Vladimir Putin e Donald Trump appaiono più vicini che mai, quasi sovrapponibili nel contrastare l’Unione Europea, un progetto ambizioso che ambiva a creare uno Stato unitario, capace di integrare il lascito dell’Illuminismo, il meglio della tradizione liberale, il rispetto dei diritti umani e il più florido mercato europeo. Mentre guerre di conquista devastano l’Ucraina, teorie nazionaliste e sovraniste riecheggiano globalmente, e conflitti religiosi insanguinano Sudan e Medio Oriente, Arendt ci ricorda che il male non ha bisogno di mostri: basta la mediocrità di chi obbedisce senza pensare. I crimini nazisti diventano allora simbolo di ogni contesto in cui l’uomo rinuncia a giudicare le proprie azioni. In queste pagine, il male appare superficiale, banale eppure devastante: leggerlo oggi è una lezione sulla responsabilità, sulla coscienza e sul pericolo della regressione storica.
• Amante dei libri

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