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domenica 28 dicembre 2025

ITALIANI? SE LI CONOSCI LI EVITI .

 CORSIVO



di Ponzio Aquila

Siamo messi bene bene. Un’espressione che suona come un brindisi e invece è un referto clinico. Una sorta di specchio dell'anima nel quale guardare, capire come sono fatti gli italiani. Un servizio di elementare semplicità, pensato per chi non dispone del tempo — o, più onestamente, della voglia — di costruirsi un’opinione attraversando la vasta letteratura e la lunga storia delle nostre italiche genti, ce lo fanno le indagini sociologiche. L’ultima attestazione, anno 2025, reca la firma di LaPolis dell’Università di Urbino e appone il suo timbro definitivo: gli italiani non nutrono fiducia nelle istituzioni democratiche. O meglio, si fidano pochissimo e malvolentieri. Salvano, con indulgenza quasi affettiva, le Forze dell’ordine – 68 per cento – e il presidente Sergio Mattarella, che raccoglie un dignitoso 60 per cento. Poi il deserto.


 La scuola viene bocciata da oltre metà del Paese, il Papa da una percentuale persino superiore. Da lì in avanti non è più una discesa, è un tracollo.

Niente fiducia nella Chiesa, nella magistratura, nel proprio Comune. 

Le Ong non convincono, lo Stato ancor meno. L’Unione europea suscita sospetto, la Regione pure. 

Gli imprenditori organizzati non piacciono, i sindacati neanche. 

Le banche sono guardate con l’occhio con cui si osserva un portafoglio smarrito, il Parlamento con quello riservato ai relitti, i partiti con aperta diffidenza.


Il quadro è chiaro: non ci si fida della politica, dei preti, dei volontari, dei padroni, dei difensori dei lavoratori, della burocrazia, delle istituzioni locali, nazionali e sovranazionali. La ricerca non lo dice, ma è lecito scommettere che non ci si fidi nemmeno dei giornalisti. Né dei tassisti. Né dei commercialisti. Degli avvocati, degli agenti immobiliari, degli idraulici. Alla fine gli italiani non si fidano degli italiani. Perché ciascuno, conoscendo se stesso, sa che gli italiani se li conosci li eviti.

VIALE GIOSTRA, LA BRATELLA DEL CAOS

 OSSERVATORIO SULLA MOBILITÀ




a cura di Roberto Barbera*


A Giostra la tangenziale è un labirinto tra cantieri e segnaletica assente.

Orientarsi a Messina richiede fortuna, coraggio e un pizzico di ironia.


Chi tenta di evitare il traffico di Messina imboccando la tangenziale di Giostra sperimenta un’avventura da romanzo picaresco. Segnaletica? Inesistente. Interruzioni per cantieri improvvisi? Ovunque. Immissioni in carreggiate a doppio senso di marcia? All’ordine del giorno. 


Entrare a Messina da Giostra senza sapere se stai andando nella direzione giusta è normale: la segnaletica è solo un’idea vaga. Poi, finalmente, il miracolo: una biforcazione verso Catania o Palermo, che appare più per colpo di culo che per logica urbana.

Eppure, la responsabilità sarebbe chiara: il CAS dovrebbe segnalare, il Comune dovrebbe coordinare. Ma se nessuno lo fa, cosa resta ai cittadini? Niente. Nulla fanno le associazioni dei consumatori, nulla i comitati contro il parcheggio selvaggio, nulla i commercianti indignati. E noi, come al solito, restiamo peracottari impotenti, ad osservare il caos con un sorriso amaro. A Messina la mobilità non è un servizio, è una lezione di sopravvivenza quotidiana, tra improvvisazione, coraggio e ironia involontaria.


* Transport Planner 

Analista di traffici stradali e di sistemi di trasporto pubblico.

L'EUROPA IN SALDO: COMPRI DUE VETI, PAGHI ZERO FUTURO

 OBLÒ




Giorgia Meloni sogna un’Unione leggera, innocua e soprattutto indecisa: niente esercito, niente ministri, molte casse aperte. Un’Europa che non fa politica ma promozioni, forte coi sussidi e debole con la storia. 


Vi è una coerenza quasi dandy nell’idea di Europa che Giorgia Meloni sembra coltivare: un’Unione che rinuncia alla forza per non doversi assumere il peso della responsabilità. Un’Europa elegante nella propria inazione, paralizzata da un diritto di veto difeso come fosse una virtù morale, ostinatamente contraria alle decisioni a maggioranza, perché decidere — si sa — espone sempre al rischio di avere torto.

Il rifiuto di una riforma istituzionale che introduca veri ministri europei degli Esteri, del Bilancio, della Concorrenza, e persino di un esercito comune con un proprio ministro della Difesa, complyeta questo ritratto dell’impotenza scelta. Un’Unione senza voce, senza muscoli e senza portafoglio non è una potenza: è un ufficio amministrativo con ambizioni da notaio.

L’Europa che Meloni sembra desiderare non è una comunità politica, ma una mera espressione geografica; al massimo, un supermercato della grande distribuzione, dove si acquistano beni comuni a prezzi scontati per i soci aderenti. Peccato che di supermercati il mondo sia pieno, e che molti non sopravvivano alla concorrenza. 

Se tutto si riduce alla scontistica, perché mai un acquirente italiano, francese o tedesco dovrebbe fare la spesa nel supermercato europeo, quando quello americano o turco , libero da tutele sanitarie, garanzie e diritti , può offrire prezzi assai più bassi? Il portafoglio, raramente, conosce il patriottismo.

Così il supermercato Europa rischia il fallimento, e l’“Italietta” il ritorno a una marginalità servile, buona solo a fornire manodopera alle fucine altrui. Un’idea di mondo che piace anche a Donald Trump: un’Europa debole, divisa e dipendente. Il problema è che, senza una scelta di forza e di unità, l’alternativa non è la pace, ma l’irrilevanza. E quella, per quanto elegante, non ha mai salvato nessuno.

GLI AMANTI DI CASABLANCA: PASSIONE E LIBERTÀ

 FATA MORGANA



a cura di E. L. M. IRALI


Tra vicoli stretti e caffè fumosi, si intrecciano amori proibiti e tensioni sociali.

Tahar Ben Jelloun racconta la vita delle donne in una società rigorosa.

Il desiderio e il corpo diventano strumenti di scelta e resistenza.


Nel cuore di Casablanca, città sospesa tra tradizione e desiderio, si muovono gli amanti del romanzo di Jelloun, che sfidano silenzi, norme e imposizioni familiari. Le donne, spesso relegate a ruoli marginali, trovano sottili vie di libertà: il corpo diventa spazio di affermazione e la sessualità un mezzo di rivendicazione personale, piccolo atto di ribellione in un contesto che vorrebbe definire e controllare ogni loro scelta. Tra passioni segrete e relazioni proibite, la trama mostra come il desiderio non sia mai solo sentimentale, ma anche strumento di emancipazione. Casablanca diventa così simbolo delle contraddizioni sociali, dove amore e libertà si intrecciano con coraggio e rischio, tracciando mappe invisibili di autonomia e resistenza.

sabato 27 dicembre 2025

SICUREZZA CONDIVISA



 *SICUREZZA URBANA ISTRUZIONI PER L’USO* 

a cura di GIOVANNI IACONO 

 _Prevenire senza allarmare, rafforzando il legame tra cittadini e istituzioni._ 

Durante i periodi festivi ,  quando le città si svuotano e le chiavi di casa acquistano un’improvvisa dignità simbolica,  è naturale che il tema della sicurezza torni a farsi sentire. Senza clamori, però, e senza immaginare scenari da assedio medievale.

Non serve allarmarsi né trasformare la propria abitazione in un fortino. È sufficiente praticare una prudenza gentile, fatta di piccoli gesti: una porta chiusa con cura, una luce lasciata accesa, un vicino fidato che ogni tanto dia un’occhiata. Più buone abitudini che paure organizzate.

In questi periodi le forze dell’ordine, e in particolare l’Arma dei Carabinieri, rafforzano la presenza sul territorio: pattuglie più frequenti, controlli mirati, attenzione alle ore notturne. Non perché la notte sia cattiva ; la notte, poveretta, fa quello che può,  ma perché la prevenzione funziona meglio se arriva prima.

 I Carabinieri non sono solo un numero da comporre a cose fatte, ma una fonte di consigli e indicazioni utili. Una presenza che accompagna e rassicura. Aiutano anche le tecnologie di sorveglianza, se usate con misura. Ma decisiva resta la collaborazione dei cittadini: segnalare ciò che non convince, con calma e buon senso, rende tutti più sicuri.

Questo vademecum parla a chi una casa ce l’ha e la protegge, e anche a chi una casa non ce l’ha o ce l’ha fragile. Perché la sicurezza è una faccenda condivisa: delle famiglie, delle strade, delle uniformi che le percorrono. La prevenzione continua anche nei giorni di festa. 

Con prudenza, fiducia e un filo d’ironia: perché la sicurezza, quando diventa ansia, smette di essere sicurezza.

Giovanni Iacono 

Generale dei Carabinieri

lunedì 22 dicembre 2025

Buon Natale in SALUTE, il decalogo medico per vivere le feste in sicurezza

 RADAR SANITÀ 


di AG RIZZO *


Le festività natalizie sono un momento di convivialità, ma anche un periodo in cui aumentano eccessi alimentari, sedentarietà e stress.

10 semplici consigli di prevenzione, basati su evidenze scientifiche, per proteggere la salute anche a Natale.


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  1. Alimentazione consapevole

Gusta i piatti della tradizione, ma con porzioni equilibrate. 

Moderazione = prevenzione.


  1. Muoviti ogni giorno

Anche una passeggiata di 20–30 minuti migliora la glicemia, la digestione e l’umore.


  1. Idratazione costante

L’acqua è essenziale, soprattutto in presenza di alcool e cibi ricchi di sale.


  1. Alcool con responsabilità

Limitare il consumo di alcool riduce il rischio cardiovascolare ed epatico.


  1. Sonno di qualità

Dormire bene rafforza il sistema immunitario e riduce lo stress.


  1. Proteggi il cuore

Chi soffre di ipertensione, diabete o dislipidemia mantenga terapie e controlli.


  1. Difesa dalle infezioni respiratorie

Attenzione agli sbalzi termici e agli ambienti affollati.


  1. Gestione dello stress

Le emozioni contano! 

ritagliarsi momenti di calma è parte della prevenzione.


  1. Igiene delle mani

Un gesto semplice ma fondamentale per ridurre il rischio infettivo.


  1. Ascolta il tuo corpo

Sintomi persistenti non vanno ignorati. 

la prevenzione passa anche dal medico.


BUON NATALE ! AG RIZZO 


*  



Gnocchetti cozze & datterino giallo: un’introduzione (brevi note per animi curiosi)




 Roberto Antonuccio è un cuoco di Messina che ha deciso di prendere la Sicilia per i fornelli e non lasciarla più andare. Tra una ricetta antica e l’altra, riesce a far sembrare semplice ciò che normale non è, vincendo nel 2024 persino il programma televisivo, MESSINTAVOLA. Showcooking in piazza, eventi gastronomici, pizze social e serate al Taormina Film Festival: Roberto sembra essere ovunque, eppure trova sempre la strada per tornare alla sua ospitale casa messinese, dove le regole dell’accoglienza e i segreti dell’ottimismo gli sono stati tramandati da un padre creativo e autodidatta e da una madre dotata di un’allegria contagiosa. A Messina, dove l’ingrediente segreto è da sempre l’ironia, i suoi piatti raccontano storie di terra e mare, di prodotti locali e tradizioni che nessuno aveva osato leggere… fino a quando non li serve lui._ 


 *Gnocchetti cozze & datterino giallo: un’introduzione (brevi note per animi curiosi)* 



C’è un piatto che profuma di mare, sole e un pizzico di presunzione culinaria: gnocchetti di patate che si abbandonano a una salsa di datterino giallo, circondati da cozze fresche come se stessero a una festa privata, il tutto accarezzato da una fonduta di mascarpone e gorgonzola e sormontato dal crunch nobile delle noci tostate. Perfetto per chi ama il cibo che sembra elegante ma richiede solo una padella e un minimo di coraggio.


 *Preparazione (per chi vuole davvero provarci senza sentirsi un eroe)* 


Fate soffriggere aglio e prezzemolo in olio, cercando di non farli scappare via dalla padella. Aggiungete le cozze e un bicchiere di vino bianco: perché, come nella vita, ogni buona impresa richiede una sfumatura di coraggio liquido. Filtrate il tutto e sgusciate le cozze, ma non tutte: un po’ di teatralità non guasta mai.

In un’altra padella, unite la salsa di datterino giallo già pronta con qualche datterino fresco, perché l’apparenza è tutto. Poi aggiungete le cozze sgusciate, che, dopo tanto lavoro, meritano una seconda opportunità di brillare.

La fonduta: panna, mascarpone e gorgonzola sciolti a fuoco dolce. Se sembra troppo facile, è solo perché il gusto compensa ogni pigrizia.

Le noci: tostate in padella e tritate grossolanamente. Se scappa qualche pezzo troppo grande, nessuno se ne accorgerà.

Cuocete i gnocchetti come indicato sulla confezione e saltateli nella salsa di cozze e datterino, facendo finta di essere un maestro mentre mescolate con dignità.

Impiattate con fonduta sopra, qualche cozza intera come fossero piccole stelle di mare, prezzemolo a piacere e noci croccanti: e voilà, il piatto che dice “Ho cucinato tutto da solo” senza mai doverlo pronunciare.


E adesso: mangiate con soddisfazione e Buon Natale.

LA DEMOCRAZIA FUNZIONA MALE, MA IL SUO CONTRARIO PEGGIO

 CORSIVO



Ponzio Aquila


Le democrazie arretrano perché l’uomo non è un animale democratico. Preferisce il fischietto del capobranco al brusio del parlamento, l’ordine semplice all’ingranaggio delle garanzie, il comando alla discussione. Così la Cina intimorisce per l’economia ma non per la politica, Putin seduce come un capo d’altri tempi, Gaza accende giuste proteste mentre le teocrazie – compiute o aspiranti – restano sullo sfondo, quando non esercitano un fascino torbido. E ovunque si vincono elezioni indicando come nemico del popolo la democrazia liberale: le sue lentezze, le sue tutele, le sue noiose complicazioni.

Ágnes Heller lo spiegava senza indulgenze: la democrazia è artificiale, la dittatura naturale. Naturale è affidarsi a uno solo; artificiale è costruire un sistema per difendere la libertà di tutti. Non il benessere, non la sicurezza, non il futuro radioso: la libertà. Che non è un mezzo, ma un fine.
Quando la libertà viene barattata con il pane – e Rousseau, su questo, faceva una certa tenerezza – la democrazia firma la propria resa. L’Europa del dopoguerra fu democratica anche perché ricca: frigoriferi pieni, tempo libero, consumi. Si scambiò la libertà per un accessorio del benessere. Poi arrivarono le crisi, la rivoluzione digitale, le diseguaglianze, e il giocattolo si è incrinato. Allora il colpevole è diventato l’insieme di diritti, contrappesi, guarentigie: un intralcio imbellettato mentre il mondo corre.
Non si cerca una democrazia migliore, ma qualcosa che funzioni “meglio” della democrazia. Con o senza libertà. Che molti sarebbero pronti a provarci non è scandalo: è diagnosi. La cura, temo, non è nel prontuario.

IL VALZER DEL VORREI-NON-VORREI

 OBLÒ




La manovra avanza e arretra: si promette, si ritira, si ammicca all’elettore come Don Giovanni con Zerlina, aspettando che qualcun altro decida.

La madre di tutte le leggi, la Finanziaria, è arrivata al traguardo. Blindata. La Costituzione la vorrebbe figlia di un confronto parlamentare, ma il confronto si è perso per strada. Decide il governo, che rappresenta una minoranza degli elettori, e gli effetti ricadono su tutti: una tradizione ormai consolidata. Il risultato è il solito valzer: un passo avanti e uno indietro. Si annuncia, si corregge, si smentisce. Pensioni: prima l’assalto, poi la ritirata. Test di Medicina: stesso copione. Condomini: l’idea geniale di far pagare ai virtuosi anche per i morosi, così nessuno si senta escluso. 

Si lancia il sasso e si ritrae la mano, pronti per il prossimo giro di musica. Con le elezioni alle porte, meglio non scontentare nessuno: promettere costa poco, rimandare è un’arte. Il gioco vale per tutti, maggioranza e opposizione. Molte proposte sembrano esperimenti: si buttano lì per vedere l’effetto che fa, salvo ritirarle alla prima ondata di proteste. Eppure alcune questioni – pensioni e conti pubblici, per esempio – sono drammaticamente serie. L’invecchiamento della popolazione e il crollo demografico non sono opinioni. Ma se si vince promettendo pensioni anticipate, poi è arduo spiegare il contrario. È vero: nessuno crede più alle promesse elettorali. Ma abusarne resta pericoloso. Sarebbe stato più onesto dire subito la verità, magari riconoscendo chi, come Elsa Fornero, affrontò il tema con rigore. O evitare di colpire chi oggi garantisce una stabilità finanziaria che conviene a tutti.
Rassegnarsi non è obbligatorio. Chiedere serietà forse è ingenuo. Ma sarebbe, almeno, un bel regalo di fine anno.

L'AMORE CHE NON IMPARÒ A FUGGIRE

 FATA MORGANA



a cura di E. L. M. Irali *


C’è chi ama per salvarsi e chi ama per restare, anche quando il mondo diventa buio. Rossella Casini: una storia d’amore travolta dalla ’ndrangheta.

Ci sono storie che non dovrebbero esistere. E invece esistono con grande puntualità, come le tasse, le faide e l’idea ostinata che l’amore, se ci crede abbastanza, possa mettere in riga anche l’orrore organizzato. L’amore mio non muore è una di queste storie: impossibile, vera, e soprattutto profondamente umana.
Rossella Casini è una ragazza normale, categoria rarissima nei romanzi e ancor più nella storia: studia, ama, ha genitori affettuosi e una fiducia quasi incrollabile nel fatto che il mondo, se guardato negli occhi, prima o poi abbassi lo sguardo. Poi incontra Francesco, che porta con sé un dettaglio secondario solo in apparenza: una famiglia legata alla ’ndrangheta. Da lì in avanti la realtà smette di fingere di essere civile.
Saviano racconta questa vicenda come si maneggia una reliquia pericolosa: con rispetto, precisione e una rabbia trattenuta che vibra sotto ogni frase. Ci mostra una verità che nessuno ama sentire: il male non è solo violento, è burocratico, familiare, quotidiano. E l’amore, per quanto immenso, non sempre basta a salvarsi, ma basta a dire no.

Rossella scompare nel 1981, inghiottita da un silenzio complice. Questo libro la restituisce al mondo. Perché se il corpo può sparire, un nome raccontato no. E raccontarlo, a volte, è già un atto di giustizia.

* Amante del libro

I BENEFATTORI DELL’UMANITÀ




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domenica 21 dicembre 2025

Giardini Naxos non consegna le chiavi di casa



 C’è un post social che vale più di mille comizi. È quello di Lilly Labonia, impegnata alle amministrative di Giardini Naxos, che con una frase semplice e tagliente si rivolge idealmente a Cateno De Luca, sindaco di Taormina“Ma pensate veramente che vi consegneremo le chiavi di casa nostra senza lottare?”


Dentro quelle parole c’è tutta la politica locale fatta a mani nude, con il fango spalato da soli, battaglie combattute senza megafoni, quartieri che soffrono ma non chinano la testa. 

Altro che miracoli last minute e slogan lucidi di tipografia. Qui si parla di scelte impopolari, di numeri che schiacciano la passione e di voci rimaste inascoltate a lungo nel deserto.


Il tono è duro, sì, ma anche profondamente umano. C’è sarcasmo, certo, perché a forza di promesse calate dall’alto viene da sorridere amaro. 

Ma c’è soprattutto orgoglio, l’orgoglio di chi ha supportato con l’impegno personale Giardini Naxosquando , forse, non conveniva farlo.


“Nessun rimpianto”, scrive Labonia. 

E forse è questo che dà più fastidio. 

É la serenità di chi non deve dimostrare nulla. Perché, alla fine, la verità ,come la dignità di una comunità , non ha bisogno di effetti speciali. 

ZOLFO, PROMESSE E MACERIE

  di AG RIZZO  Opere fantasma, fondi evaporati e sanità tagliata: cronaca di un futuro sottratto alla Costa Ionica. C’è un esercizio di maso...