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sabato 21 febbraio 2026

SCONFITTA ADULTA

 


a cura di Anna Lombardo

Tra tribunali e polemiche, una vicenda che rivela lo scacco collettivo della responsabilità adulta.

Li abbiamo messi nel titolo come si mettono i cappotti all’ingresso: “bimbi nel bosco”. 
Così restano lì, appesi a un’immagine che li tiene lontani. Il bosco è perfetto: è altrove, è simbolo, è il luogo dove ci si perde. 
Noi invece restiamo sul sentiero, composti, pronti a commentare. Perché osservare non basta: bisogna scegliere da che parte stare.
E così una misura di tutela diventa una contesa. Famiglia contro istituzioni. 
Natura contro regole. Novanta giorni che dovevano servire a capire e che intanto scorrono mentre le relazioni dicono che i bambini stanno male.
 Un gesto nato per proteggere si irrigidisce nello scontro. E nello scontro nessuno ascolta davvero.

La sequenza è nota: una coppia sceglie una vita isolata in un casolare, homeschooling, pochi contatti. Un’intossicazione da funghi apre la porta ai controlli.
 I servizi segnalano carenze materiali e relazionali. Il tribunale dispone l’allontanamento, il ricorso viene respinto. Fuori, il dibattito si accende e si semplifica. È evidente che l’isolamento può privare. 
È evidente anche che separare figli piccoli da genitori non abusanti espone a ferite diverse. 
Ma la vera misura del fallimento sta nel tempo trascorso senza costruire fiducia, senza tentare una ricucitura.
 Abbiamo preferito la polarizzazione alla responsabilità. E la responsabilità, discreta e ostinata, è l’unica lingua che i bambini riconoscono come protezione.


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