OSSERVATORIO SULLA MOBILITÀ
a cura di Roberto Barbera*
Mobilità, lavoro e sviluppo urbano: come i sistemi di trasporto raccontano
il futuro – o l’arretratezza – delle città italiane.
Ogni città evolve insieme ai propri sistemi di mobilità. Quelle che invecchiano male continuano a muoversi come quando erano più piccole; quelle che crescono bene cambiano grammatica prima ancora che vocabolario.
Nelle città turistiche la mobilità è una promessa: facilità, leggibilità, fiducia. Il visitatore non studia gli orari, li presume. Se sbaglia mezzo, la città ha fallito. Qui il trasporto pubblico diventa racconto urbano. Nelle città che invecchiano, invece, contano prossimità e continuità: un gradino di troppo o una coincidenza incerta sono barriere civili. La mobilità diventa welfare silenzioso.
Nelle medie città, come Messina, domina l’ambiguità: non abbastanza grandi per imporre un sistema, non abbastanza piccole per improvvisare. Servirebbe una grammatica essenziale: pochi assi forti, frequenti, riconoscibili. Nelle metropoli, infine, non si tratta di convincere ma di governare: l’auto privata non si elimina, si ridimensiona.
Poi c’è il lavoro. L’automazione non elimina il personale, elimina l’alibi. Il conducente cambia ruolo: supervisore, assistente, volto umano di un sistema affidabile. Qui si misura la serietà della politica sindacale: difendere il lavoro non è difendere il passato, ma contrattare il futuro. Formazione, sicurezza, nuove competenze.
Una città che non organizza i propri spostamenti disorganizza tutto il resto. Messina non ha bisogno di muoversi di più, ma di muoversi meglio. E di decidere, finalmente, dove vuole andare.
*Transport Planner
Analista di traffici stradali e di sistemi di trasporto pubblico._

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